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Federica Mingolla e l'arrampicata, il ritratto di una passione

Il soggiorno di Federica Mingolla ad Arco è la perfetta fotografia del talento, della passione e della determinazione di un’atleta a tutto tondo.

24 Aprile 2021

Arrampicata

Alpinismo e arrampicata sportiva, una sola passione

La storia di un climber è scritta su mani e piedi. Le mani e i piedi di Federica Mingolla, 26 anni, aspirante guida alpina, raccontano chilometri di roccia, accarezzata o strizzata, nel suo incedere elegante a volte è difficile coglierne la differenza. Le sue mani e i suoi piedi parlano di tutti i sogni che ha già inseguito e raggiunto con una determinazione rara. Dalle sue montagne in Val D'Aosta, non potrei vivere senza essere circondata dalle vette che più amo ammette tra una falesia e l'altra che abbiamo visitato, ha deciso di trascorrere qualche settimana nella mecca dell'arrampicata sportiva Italiana, la Valle del Sarca.

 

La ricerca del grado e il piacere dell’arrampicata onsight

Si è tolta gli sci a fine marzo e ha rimesso le scarpette ai piedi. Nago, Padaro, Monte Colt, Bus del la Stria, La Gola di Toblino, Narango e la val di Gresta, il Colodri, le pareti del piccolo Dain e del Limarò. Federica qui ha trovato roccia dove arrampicare sempre al limite delle possibilità, qui ha cercato la difficoltà pura, il tecnicismo, per dirla con le parole di Gian Piero Motti.

Ad Arco ha salito il suo primo 8c. Al monte Colt, sullo scenografico muro tagliato della via Riflessi del Rosso, sono entrati in una manciata di tentativi sia Terra Piatta 8c, una via liberata da Stefano Ghisolfi nel 2018, che Riflessi 8b+/8c. Federica non ha mai speso che pochi tentativi su un tiro, l'irrefrenabile voglia di esplorare linee nuove ha prevalso anche in questi giorni. Le vie di placca leggermente strapiombante con appigli quasi invisibili, come quelle della falesia del Monte Colt, sono il suo pane e lo ha dimostrato in questo viaggio. Una danza la sua scalata che va ben al di là del grado. Facendole sicura si è rapiti dall'apparente assenza di sforzo, il suo modo di scalare ricalca appieno l'accezione di danse escalade coniata negli anni ottanta agli albori di questo sport. L'eleganza è indubbiamente la prima qualità che salta agli occhi, unita alla precisione nel caricare ogni appoggio, anche il più insignificante e all'armonia del suo corpo nell'impostare ogni movimento verticale. Federica ha messo mano ad itinerari storici sui quali tornerà presto, ma il mio obiettivo era quello di farle conoscere la magia dei luoghi che mi hanno fatta innamorare della valle della luce. A Padaro, sul muro del settore Gotico, in una stupenda giornata di illegale aderenza, Federica ha salito il suo primo 8b flash. Anzi i suoi primi due 8b, Mezzo e Mezzo e Fine di un'epoca. Al bus De la Stria su un altro superbo muro tagliato, in questo caso a 40 gradi, ha salito al secondo tentativo Papataci un solidissimo 8b. É stata la salita che più mi ha colpita, perché ci sono vie che non sono solo un grado ma sono soprattutto un nome. É il caso di Papataci, chiodata da un fuoriclasse del calibro di Gerhard Horhager ed è il caso di Destino fatale 8a, alla Gola di Toblino, luogo simbolo dell'arrampicata in Valle del Sarca, chiodata da Rolando Larcher.

 

Pareti, montagne e nuovi orizzonti verticali. Un viaggio senza confini

Dopo questi intensi giorni d'arrampicata sportiva trascorsi in valle, qui dove non ci sono vette da raggiungere ma solo altopiani, so che Federica è pronta per partire alla ricerca di nuove montagne da vivere.

Articolo di Laura Giunta per Petzl