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Federica Mingolla sale Colpo al cuore in Valle dell'Orco

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Federica Mingolla sale Colpo al cuore in Valle dell'Orco

 

 

É sempre stata lì, Colpo al Cuore, la via più sostenuta del Caporal, una difficoltà dopo l'altra che ti conducono sulla parte più strapiombante di questa parete che ha poco da invidiare alle big wall statunitensi. Il vuoto sotto il sedere ce l'hai su ogni sosta, ed è questa la particolarità che più mi ha colpita di questa via. L'esposizione, la bellezza di sentirmi sempre libera nell’aria.

Penso che ogni via abbia più di una storia, una per ogni salitore, e la mia è iniziata così: la nostra vita è un continuo altalenarsi di emozioni, di periodi di alti e bassi, di cambiamenti, e se questi sono negativi possono essere la causa di sconforto e perdita d’entusiasmo. Il mio si può dire é stato più un problema di cuore. Ed ecco che ancora una volta la mia valle è tornata a porgermi una spalla, come per dirmi che su di lei posso sempre contare.

Arrivo in Orco il primo giorno dopo mesi passati a vagabondare e immediatamente mi sento a casa. I colori autunnali rendono il paesaggio ancora più bello di come me lo ricordavo, e subito mi riinnamoro. Avevo proposto ad Andrea Migliano, compagno ormai stabile di mille avventure in Orco, di andare a buttare un occhio sulla via e di tutta risposta lui fu entusiasta di andare a vedere come fosse questa Colpo al Cuore.

Ovviamente la relazione che ci eravamo portati dietro non corrispondeva a quella della linea scalata in libera ma a dove erano passati gli apritori in artificiale con i chiodi a pressione, che errore da dilettanti! Sta di fatto che il primo tentativo sulla via si é risolto per me con 2 tiri scalati a vista, il 7c+ e l'8a, e mille punti interrogativi perché appunto eravamo all'oscuro di come Rolando Larcher l'avesse interpretata per la scalata in libera, passando in più punti lontano dagli spit e integrando con micro friend e stopper.

La sera mi arriva via whatsapp la relazione da parte di un amico che l'aveva provata e i miei dubbi si dissolvono. Nel frattempo mi faccio operare agli occhi e sono costretta a uno stop forzato dove metto finalmente il mio corpo in modalità di "recharge batteries".

Passano due settimane e Andrea parte per le sue meritate ferie in Sardegna, io torno in valle, questa volta con un altro socio, Leonardo Gheza, e nella testa ho solo una cosa: Colpo al cuore in libera e da capocordata. Dovevo impormi un obiettivo altrimenti sarei caduta in uno stato di negatività che conoscevo bene e non avevo intenzione di farci di nuovo i conti. Leo é motivante, si propone di accompagnarmi a provare la via e salirla in jumar per guadagnare del tempo, io lo apprezzo tantissimo e lo accompagnerò successivamente nei suoi obiettivi.

Così un giovedì di fine ottobre siamo sotto al Caporal, con una di quelle giornate di colla, aria e velature, rarissime da trovare e quindi da sfruttare al meglio. Io sono serena, finalmente dopo settimane sorrido e lo faccio in modo naturale, non forzato. Sono felice di essere tornata lì e di lottare per la mia passione.

Quel giovedì va tutto bene, mi serve per provare tutti i tiri, memorizzare le protezioni da integrare, sentire le sensazioni del mio corpo dopo uno stop di due settimane, ritrovare quel feeling con la roccia dell’orco. É una giornata quasi perfetta. Quasi.... Manca solo la libera per raggiungere il Nirvana. Decido quindi di fermarmi due giorni e di accompagnare Leo nei suoi obiettivi e rilassarmi un pò per godere appieno di queste splendide giornate autunnali.

Domenica siamo di nuovo all'attacco della via, la giornata é un po' più piatta, umida, ma perlomeno non c'è il sole a scaldare la roccia, quello sarebbe peggio. Parto sul primo tiro, un po' tesa, é un 7c+ difficile e da proteggere sul passo chiave, perciò non sono proprio contenta di scaldarmi così. Infatti cedo sul passo e sbottono pure un friend!

Scendo, recupero le forze e la motivazione. Bisogna ripartire, ripartire da capo, proprio come dovevo fare io nella mia vita. La prendo così, con filosofia e riparto. Supero quei primi 60 metri che aprono le danze ad una bellissima arrampicata di resistenza e passaggi di forza sempre sui muri più aggettanti del Caporal. Una lunghezza dopo l'altra si susseguono senza fretta né paura, semplicemente la voglia di essere lì e scalare. Una vera goduria.

All'una siamo in cima all'altipiano del Caporal e io sprizzo di gioia, Leo lo é per me, é tutto perfetto. Ci concediamo dei lunghi attimi di siesta sdraiati su quelle placche al sole e solo dopo esserci rifocillati bene iniziamo a scendere in corda doppia. Sul sentiero di rientro continuo a girarmi in direzione della parete e a ripetere come una bambina le stesse parole: che bello, quanto é bello, come sono felice!

Ancora una volta questa parete mi ha regalato delle emozioni che mi hanno curata dal mio stato d'animo, l'arrampicata in Orco mi ha fatto capire ancora una volta che é così bello essere motivati e avere degli obiettivi, ma soprattutto che l'autunno é la stagione più bella per vivere la Valle.

Grazie Rolando per l'intuizione della prima libera e a Leo per avermi accompagnata nella libera, ad Andrea invece va il mio ringraziamento per essere sempre stato pronto ad accogliere ogni mia proposta, sei un vero amico!

di Federica Mingolla

Articolo del 04/11/2020 preso da Planetmountain.com