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Federica Mingolla sale "Legittima visione", 8b (granito) in Valle dell’Orco

Lunedì 13 aprile, Federica Mingolla riesce in libera il suo primo 8b su granito, Legittima Visione. Si tratta di un fantastico diedro in granito rosso, una linea perfetta, tecnica, complessa. Che solca inesorabile il sogno di generazioni di climbers. Le emozioni dell’esperienza raccontate direttamente della protagonista.

23 Aprile 2015

Arrampicata

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"È una via pazzesca" mi diceva Adri.
"C’è un singolo di piede che devi vedere, una cosa fuori di testa. Favresse, che è un 9a man, non è riuscito a passare…".
C’era tanto di quell’entusiasmo nelle parole di Adri, che ad un certo punto la voglia di vedere e di tentare quella via era diventata irrefrenabile.
La prima volta che mi era capitato di dare uno sguardo a Legittima visone era stato un pomeriggio, al termine di una gita di skialp con Adri e un cliente, da quelle parti, in Valle dell’Orco.
Prima di andare a fare due tiri lì, a Paretine Bianche, avevamo pensato di recuperare le energie facendo tappa al rifugio Mila per un bel pranzetto (polenta, tagliatelle alla pancetta e funghi, stinco…).

Quel giorno, come si può immaginare, non mi era passata neanche per l’anticamera del cervello l’idea di provare a scalare il diedro di Legittima visione. Con un approccio più soft mi ero dedicata alla scalata su granito, facendo qualche giro su una via molto tecnica e di compressione poco più a destra del diedro: la Stele, 7b+.
Quella roccia mi piaceva, mi piaceva lo stile di scalata, tutto d’impostazione, dove se sbagli a mettere un piede rimani appeso. E guardando il diedro dal basso, avevo deciso che sarei presto tornata per tentarlo.
Pochi giorni dopo ero di nuovo lì. Stavolta ero salita con un po’ di compagni, per passare una piacevole giornata al sole e scalare alle Paretine Bianche, dove mi attendeva il diedro.

mingolla2Dopo essermi scaldata, avevo deciso di calarmi dall’alto per montarlo e guardarmi le prese.
"Sono piccolissime, minuscole, inesistenti. No, una cosa di questo genere non è possibile" ho pensato tra me e me, mentre mi calavo e buttavo un po’ di magnesite qua e là per darmi l’idea che ci fosse qualcosa a cui aggrapparsi. 
In realtà, facendo poi un giro con la corda dall’alto, ho scoperto che quei microappigli sono tenibili, e soprattutto ho realizzato il movimento di piede di cui mi parlava tanto Adri. Un movimento che ti permette il ribaltamento nel diedro e ti fa proseguire in una scalata sul nulla, per poi uscire dando un bello schiaffo al bordo! 
Stupenda! Un tiro mozzafiato, nel vero senso della parola. 
Se contrai tutti i muscoli della schiena, irrigidisci le gambe, afferri con tutta la tua forza una tacca da mezzo centimetro di mano destra e spalmi la mano sinistra comprimendo con il  palmo una superficie molto liscia, e infine indossi un paio di scarpe molto piccole e strette strette, forse puoi immaginare come ci si può sentire a scalare in quel diedro.
Questo è il motivo per cui ogni tentativo poteva essere quello buono, ma anche no… Non essere sicuri di riuscirci perché non si può avere un controllo totale sul tuo corpo, piedi spalmati e mani su prese minuscole, era la cosa che più mi attraeva di quella linea stupenda. Ci ho messo qualche giro a capire come fare tutti i movimenti: non riuscivo a memorizzare bene le sequenze, non mi era mai capitato. 
Poco dopo sono tornata un’altra volta a provare il diedro, e ci ho fatto due giri, riuscendo quasi a chiuderlo. 
Cosa mi mancava? Le scarpette! Infatti, stupidamente, mi ero portata dietro solo un vecchio paio di scarpette che avevano la suola un po’ troppo consumata, ma con le quali mi trovavo molto bene nei tiri di spalmo. Così quel giorno la scarpetta destra aveva deciso di scoperchiarsi proprio prima che io iniziassi la scalata nel diedro, dopo che avevo salito la prima parte di via.
Dopo una bella raschiata di alluce, cercando in tutti i modi di scalare anche in quelle condizioni, mi sono convinta che quel tiro fosse impossibile da tentare in quelle condizioni: era come provare a scalare sul ghiaccio senza ramponi.
Dovevo tornare attrezzata un po’ meglio.

Lunedì 13 aprile, dopo una domenica tranquilla trascorsa in città a far riposare la pelle, eravamo di nuovo lì. Era una giornata diversa, la primavera aveva ormai preso il sopravvento sull’inverno e la temperatura era almeno di 10°C superiore a quella della settimana precedente.
Mi sono subito chiesta se fosse possibile scalare con quel caldo. In effetti, non si riusciva a stare al sole. Così, dopo essermi ustionata le spalle a piazzare i rinvii calandomi dall’alto, mi sono rilassata alla base della via aspettando che su Legittima visione calasse il sole.
Quello che è accaduto dopo è una cosa indescrivibile, nessuno se lo aspettava, tantomeno io che a quel giro mi sentivo davvero impacciata anche sulla prima sezione della via, la più facile.
Sbagliando tutte le sequenze, invertendo mani e piedi, sono tuttavia riuscita a rimanere attaccata per chissà quale miracolo. Quando ho visto il bordo così vicino e ho sentito le urla di incoraggiamento degli altri (in particolare quelle di Adri), ho realizzato quello che stava per succedere e mi sono concentrata sugli ultimi movimenti. 

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Con tutta la forza rimasta ho dato uno schiaffo con la mano destra al bordo e, tremando per lo sforzo, mi sono ribaltata sulla cima, dove ad aspettarmi c’erano tutti. Erano tutti lì, che attendevano il momento buono ed esultavano per la gioia.
"Ce l’ho fatta!" ho gridato felice e mi sono girata verso Adri, che sorrideva pure lui. 
Quel suo sorriso è bastato a farmi capire quanto l’avevo reso felice e orgoglioso del suo lavoro, dell’aver realizzato il gioiello che aveva appena visto salire dalla sua "bambina".
Ma se pensate che sia finita qui vi sbagliate: di "gioiellini" ne ha realizzati molti anche il Trombetta…
To be continued

Federica Mingolla

 

Foto © www.bshopzone.com

 


 

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