Nina Caprez

Nina Caprez profile - photo © Stefan Schlumpf
Nina Caprez profile - photo © Lafouche

Switzerland

CHE
intestazione
Nome
Photo portrait: 
Nina Caprez - photo © Stefan Schlumpf
Date de naissance: 
15 Novembre 1986
Lieu de résidence: 
Grenoble (Francia)
Statut actuel: 
sportiva di alto livello
Date d'entrée dans le Team Petzl: 
2010

Alla ricerca della felicità qui ed ora
«Ho una grande fiducia in me stessa. Sono una persona sicura di sé. Nel nostro sport, è la base per poter concatenare vie difficili. Stare fuori, vivere a fondo, incontrare persone che hanno la stessa vibrazione, arrampicare insieme… Questa è la felicità per me. La mia prima gara importante è stato il campionato mondiale della gioventù di Pechino. Questo è il primo grande ricordo della «piccola Nina». Amo questa sensazione di successo nella competizione. Ma la competizione in sé, proprio non mi tocca. Cerco di avanzare sempre più in arrampicata sportiva e di realizzare vie lunghe che mi stanno molto a cuore. Sono cresciuta vicino al Rätikon, falesia mitica per le vie lunghe. Ho sempre amato questa sensazione di altezza, natura e libertà… Ho trovato ciò che cercavo nell'arrampicata grazie a Laurent Triay che mi ha parlato di una via nel Verdon, «Ultime démence». Ora, cerco davvero la grande difficoltà e il concatenamento di vie lunghe. L’arrampicata è un viaggio interiore alla ricerca di me stessa. Allenandomi molto, viaggiando ovunque, incontrando persone provenienti da tutto il mondo, sono consapevole che la cosa importante su questa terra è essere felice! L'arrampicata per me è questo. È uno sport che si basa sulla semplicità di vivere. Ci basta soltanto un masso, un'imbracatura, delle scarpette e un compagno di cordata.» 

Colonne gauche
Nome

Il mio motto: La vita è troppo bella e le giornate troppo corte per essere tristi
«Ma in realtà, voglio trasmettere un messaggio al mondo dell'arrampicata, esperti, dilettanti, principianti. Il mio stile di vita m'insegna che cosa significa la parola autonomo. La mia ragione di vita è andare fino in fondo ai miei risultati. Per avere successo, devo canalizzare i miei pensieri, la mia energia. Se concludo la salita di una via lunga estrema, è perché sono felice di realizzarla. Da tempo, mi sentivo attirata dalle vie lunghe. Era solo una questione di tempo, mi sono messa a lavorare seriamente per concatenarle. Sin dalla mia prima infanzia, non mi sento mai molto a mio agio quando mi ritrovo in un sistema gestito da persone che pensano di sapere tutto. Al liceo, ero molto triste perché bisognava sempre sapere esattamente cosa sarebbe successo il giorno dopo. Questa sensazione mi impediva di avanzare. Ho dovuto sbarazzarmi di questo stato. In arrampicata tutto è importante: il modo di guardare una via, progettare un itinerario ed infine vivere la roccia. Scelgo da sola ciò che è giusto per me. Mi assumo la responsabilità delle mie scelte e delle mie decisioni e non cerco mai scuse per quello che non faccio. Sono nata per l'arrampicata, mi porta ovunque nel mondo, in luoghi così belli e perduti. Imparo, continuo e sto ancora imparando. Mi sono capitate le vie lunghe quando ero pronta. Ogni volta che brucio le tappe, non funziona. Naturalmente, è meglio sapersi muovere e adattarsi al tipo di roccia. Ma ora, ascolto me stessa, perché so cosa mi rende forte. Sono sicura di me, voglio fare ciò che ho veramente voglia di fare e non cercare di fare cose che non voglio. Come molte climber, la mia ispiratrice è Lynn Hill, ma la persona che mi ha aiutato a crescere in questo ambiente è Cédric Lachat.»
 
 
La scelta dei compagni di cordata è importante per me
«Le persone che vengono con me in parete rappresentano più di un supporto, qualcosa come un forte stimolo. Per ottenere prestazioni di successo su una via lunga, ho bisogno dell'amicizia e della fiducia nel mio compagno di cordata. Per esempio, non arrampico mai con le persone con cui non sto bene. Devo sentire una vibrazione comune, la collaborazione e la complicità. Ho bisogno di trattare da pari a pari. Voglio sempre che il mio compagno desideri anche lui realizzare la via. Non porterei mai qualcuno con me solo per assicurarmi.»
 
 
I luoghi per me più importanti sono il Verdon e Céüse
«A Céüse, ho trascorso le mie prime vacanze d'arrampicata sportiva. Fin dall'inizio, è stato un luogo magico per me.
Nel Verdon, ho trovato lo stile di arrampicata che cercavo, le vie lunghe sportive. Raramente ho visto un paesaggio così bello!»
 
 
A parte l'arrampicata, amo le cose che hanno ritmo...
«Faccio molto sci escursionismo. Sono nata con gli sci ai piedi, adoro questa leggerezza quando si scende un pendio tutto vergine e si fa la prima traccia. Mi piace anche lavorare con il legno, armeggiare con foto. Amo ascoltare la musica, cucinare. E se non facessi l'arrampicata, sarei sicuramente un artista.  Lavorerei forse nel circo.»

Colonne droite
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Diaporama Videos: 

 
Video playlist featuring Nina Caprez

Philippe Bence

Philippe Bence profile - photo © Florence Guillot
Philippe Bence profile - photo © P. Bence

France

FRA
intestazione
Nome
Photo portrait: 
Philippe Bence - photo © Florence Guillot
Date de naissance: 
24 Luglio 1969
Lieu de résidence: 
Ariège (Francia)
Formation: 
laurea in matematica, brevetti statali arrampicata, speleologia, torrentismo, stage in speleo soccorso. Autoformazione in grafica, fotografia, web design e comunicazione.
Statut actuel: 
lavoratore indipendente: grafico, tipografo, istruttore d'arrampicata, speleoogia, torrentismo, fotografo, direttore del festival EXPLOS di Ariège.
Date d'entrée dans le Team Petzl: 
2010

Esigente sul materiale
«Non so perché ma mi sono subito sentito a mio agio nell'ambiente sotterraneo, qualunque sia la configurazione e il tipo di progressione. A mio agio ed efficace anche con le tecniche di corda, l'attrezzatura e la pratica verticale. Molto giovane, ho lavorato come guida speleologica, canyoning, arrampicata. Ne ho approfittato per fare esplorazione ogni volta che era possibile in Francia e all'estero. Fin dall'inizio mi sono impegnato nel soccorso speleologico, come responsabile delle formazioni tecniche nel Gard, poi come capo squadra di soccorso e quindi consulente tecnico ad Ariège. Ho partecipato anche a vari stage nazionali e a formazioni nei paesi dell'Est. Molto esigente sul materiale, mi piace che tutto sia ottimizzato e perfetto e che la tecnica non sia una difficoltà ulteriore in un ambiente già abbastanza impegnativo! Secondo me, l'efficienza dipende anche da piccoli dettagli pratici. Ho «inventato» un nodo a Y adatto alle corde di piccolo diametro ed anche una dragonne per il BASIC, utile nelle grandi verticali quando si è carichi di kit…»

Colonne gauche
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Un esploratore appassionato
«All'età di 10 anni scopro una foto che mi affascina in quarta di copertina di un libro che mi hanno regalato per il mio compleanno (uno speleo che scende in un ambiente austero e acquatico). Mi dico che è incredibile e che voglio fare questo! Alcuni anni dopo mi avventuro sotto terra con dei compagni della mia età senza materiale adatto… Più tardi continuo da solo, senza molte conoscenze tecniche e per caso, senza alcun problema. Incontro dei membri di un club e alla fine imparo a non fare troppe sciocchezze… Poi faccio una formazione più seria, scoprendo altri massicci e cavità più importanti ed anche il mondo federale. Supero rapidamente il Brevetto Statale, risultando il migliore della prima sessione di formazione del 1995.»
 
 
Sotto terra, comincia la vita vera… Sorprendente!
«La speleologia è semplicemente il filo conduttore della mia vita da più di venti anni. La speleologia mi consente di vivere momenti forti, importanti, di viaggiare in luoghi insoliti, caratteristica questa che permette di suscitare la curiosità delle persone e rendere veri gli incontri umani, andando oltre l'ambito del turista. Questo mi permette inoltre di rompere con la pressione e lo stress della vita moderna. Anche se la cavità è vicina a me, sotto terra, entro immediatamente in un'altra dimensione, un altro mondo senza telefoni cellulari e ci si sente bene! Quello che soprattutto amo è l'esplorazione: scoprire, inventare (si dice così) nuove reti, avere la fortuna e il privilegio di percorrere per la prima volta un territorio sconosciuto. Difficile da descrivere, bisogna viverlo per sentirne la forza.»
 
 
E viverlo con altre persone
«In speleologia come in montagna, si fa parte di una tradizione di pratica e di una storia fatta di uomini e donne dal carattere ben temprato. Molti sono coloro che impongono il rispetto in speleologia per i viaggi ed i successi raggiunti. Penso a Al Warild, un amico speleologo australiano che ha attraversato quasi tutte le grandi grotte del pianeta e che ha ancora la stessa motivazione e la stessa energia per fare cose impegnative dopo più di quaranta anni di pratica.»
 
 
Patron di un festival per l'apertura verso altri universi: EXPLOS
«Mi sento molto vicino alla gente che, come me, non è bloccata in una sola disciplina, ma al contrario è aperta ad altri universi, come per esempio l'arrampicata sportiva su vie lunghe, la discesa di canyon, l’alpinismo sui Pirenei, lo sci, la MTB… Mi piace attraversare il mondo e soprattutto trasmettere ciò che ho imparato e quello che sento.»
 
 
Il festival EXPLOS
«La cosa più importante per me, nell'organizzazione di questi incontri, è dimostrare che una qualsiasi passione riempie la vita di gioia e condivisione. Le persone devono poter svolgere un ruolo nella propria vita, troppi sono coloro che vivono per procura… Voglio mostrare la fortuna di questa ricchezza a tutti e principalmente ai giovani. Ogni anno, invito diverse istituzioni del dipartimento a partecipare gratuitamente al festival EXPLOS per far scoprire ai giovani il nostro mondo, scelte di vita particolari e far loro incontrare importanti personalità. È l'occasione per trasmettere un messaggio di rispetto e conservazione del nostro ambiente naturale. Come dice giustamente Mike Horn, i giovani sono la più grande fonte di energia del futuro. S'intrecciano legami con le persone che s'incontrano, sia in queste occasioni che durante le spedizioni. Il mezzo d'informazione più interessante per comunicare è l'immagine, secondo me. Ecco perché la fotografia è una componente veramente importante per me. Il mio motto è: esplorare,condividere, andare più lontano…»
 
 
L’aneddoto di Philippe
«Dopo tutti questi anni, ho molti aneddoti, più o meno divertenti! Tuttavia, il più importante secondo me è il difficile salvataggio che abbiamo dovuto realizzare urgentemente in un fiume che scompare sotto terra, sul massiccio Bihor in Romania nel 2002. Un temporale molto violento ha causato una terribile alluvione. Si è formato un fiume di vari metri cubi, quindi è rientrato sotto terra, mentre un team si trovava a fare un'escursione per principianti… Siamo riusciti a salvarli tutti in extremis, la fortuna era con noi quel giorno.»
Racconto completo pubblicato in Spéléo Magazine N° 42
 

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