Jean Troillet

Jean Troillet profile - © Jean Yves Fredriksen
Jean Troillet profile - © Jean Yves Fredriksen

Switzerland

CHE
intestazione
Nome
Photo portrait: 
Jean Troillet profile - © Jean Yves Fredriksen
Date de naissance: 
10 Marzo 1948
Lieu de résidence: 
Valais (Svizzera)
Formation: 
Guida alpina, istruttore di sci, guida canyoning
Statut actuel: 
Guida di eliski, conferenziere, organizzatore di seminari
Date d'entrée dans le Team Petzl: 
2000

«Guida alpina dal 1969, la mia fondamentale attività è diventata, negli anni 1980, l‘organizzazione di spedizioni in Himalaya. Il mio campo d'eccellenza è l'alta quota. Ho scoperto questa passione semplicemente in seguito all'invito di un amico per il pilastro ovest del Makalu nel 1982. Nella vita questa attività mi regala soprattutto grandi amicizie. Quello che amo è il piacere di stare con gli amici e l'eleganza di vie selezionate. Quello che non mi piace sono le frontiere politiche. Mi piace riportare alla memoria i bei ricordi sacri leggendo sulla stampa argomenti come: "La cordata Lorétan-Troillet ha realizzato le ascensioni sugli 8000 himalayani arrampicando, giorno e notte, con una minima quantità di materiale, in poche parole quasi niente."»

Colonne gauche
Nome

«Oggi, quello che mi fa andare ancora in spedizione a 63 anni, verso gli 8000, dopo una carriera piuttosto singolare, è l'avventura con compagni che hanno questo bello stato d'animo di rispetto per le persone e la natura. La complicità con i miei compagni di cordata è più importante della vetta. In passato, ho avuto l'occasione di vivere cordate straordinarie, ma le vivo ancora oggi con amici come Martial Dumas, Jean-Yves Fredriksen o Sébastien Devrient, il nostro cameraman. Questi giovani, molto simpatici, mi offrono la tecnicità. Spetta a loro attingere dalla mia esperienza dell'alta quota. Io non devo imporre nulla.»
 
 
Esploratore
«Essere esploratore significa avere un certo stato d'animo. È innato? Forse. Bisogna voler scoprire se stessi cercando di scoprire qualcosa. Tra i paesaggi che preferisco, i candidati sono l'Himalaya, il Polo Sud, il Grande Nord canadese. Il vincitore è la natura selvaggia con la sua bellezza e soprattutto le persone che vi abitano e che sono diventati i miei amici. Quello che amo fare di più è camminare nella natura. La marcia a piedi è la base della mia attività. Trovo ispirazione nel piacere dell'avventura e della scoperta. Le qualità necessarie per affrontare gli 8000 metri, comportano necessariamente avere del carattere e una grande capacità di accettazione della sofferenza. I tratti del carattere legati alla mia personalità e indotti dalla mia attività sono la pazienza e l'accettazione della rinuncia a una natura troppo forte. In altitudine ho vissuto momenti di sofferenza veramente molto duri. In questo caso, occorre saper rinunciare e tornare magari un altro anno. In questi momenti ho anche imparato che la collera contro se stessi fa dimenticare la sofferenza.»
 
 
La vittoria, è la vita
«Questo è il mio motto. Ci rendiamo conto che ci si sente vivi toccando i limiti della vita. Per esempio, al campo base, abbiamo solo l'essenziale, ma abbiamo tutto, vale a dire l'essenza stessa della felicità. Si ritrovano i piaceri semplici della vita quotidiana.»
 
 
«Una cosa è certa, quando si parte con degli amici, è con questi amici che si ritorna.»

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François Damilano

Francois Damilano profile - photo © Bertrand Delapierre
Francois Damilano profile - photo © Bertrand Delapierre

France

FRA
intestazione
Nome
Photo portrait: 
Francois Damilano - photo © Bertrand Delapierre
Date de naissance: 
30 Dicembre 1959
Lieu de résidence: 
Chamonix (Francia)
Formation: 
Diploma di stato in insegnamento di sostegno, guida alpina
Statut actuel: 
Guida alpina, scrittore, cineasta
Date d'entrée dans le Team Petzl: 
1985

Un'esigenza e un'ambizione: costruire a lungo termine
«Ho avuto la fortuna di vivere l'età d'oro delle cascate di ghiaccio e di continuare a voler arrampicare in fondo ad una vallata in pieno inverno. L’universo delle cascate di ghiaccio ha segnato la mia vita d'alpinista con un sigillo indelebile. A cavallo degli anni ottanta, ho trovato una sintesi tra l'arrampicata sportiva e l'alpinismo, due discipline che tendevano allora a differenziarsi in mondi separati. Nelle cascate di ghiaccio ritrovavo i movimenti e il piacere dell'arrampicatore di falesia insieme alla padronanza del terreno aleatorio cara all'alpinista. In cascata, ho anche suggellato le mie grandi amicizie di cordata... La passione per l’immagine mi ha molto influenzato e mi piace provare a riportare l'estetica di una montagna che mi ha colpito, o la fuga da una via che mi ha impressionato. Ecco quindi nascere amicizie con fotografi e cineasti. Le loro esigenze mi hanno allenato a ricercare la luce, selezionare il materiale, superare l'impazienza di arrampicare. Un modo per non chiudersi nella ricerca della prestazione. Nelle foto o nei film, si tratta di scegliere un'ambito per suscitare emozioni, un modo per raccontare una storia ad un gran numero di persone, o semplicemente per tenere a mente alcuni momenti delle nostre vite di arrampicatori. Infine osando fare il mio cinema, sono passato dietro la telecamera e ho testimoniato a mio modo, con il mio sguardo. Ho unito l'esperienza dell'altitudine con la mia passione per l'immagine. Mi piace raccontare storie di arrampicatori, più che storie di arrampicata.»

Colonne gauche
Nome

Vedere più lontano…
«Arrampico sicuramente da un bel po' di tempo oramai… e, come per una scalata, la mia storia è stata segnata da alcuni passaggi chiave. Emergono così emozioni e scoperte, soddisfazioni e performance, complicità ed amicizie, lacrime, drammi e ricerca nuovamente della motivazione. Gli anni obbligano ad una svolta: quella della perdita della spensieratezza. Forse è per questo motivo che oggi mi sforzo di non chiudermi nella caricatura di me stesso. È vero che la pratica delle cascate di ghiaccio è il grande avvenimento della mia vita d'alpinista, ma mi ha permesso di andare oltre, di guardare in maniera diversa e conoscere professioni diverse dalla mia! Senza essere scrittore né cineasta… alla fine ho passato molto tempo a fare libri e film. Oggi, concentrare la mia attività di guida sull'accompagnamento in alta quota, mi costringe a esplorare nuove riflessioni e a ridurre necessariamente l'attività sportiva, la mia attività sportiva. Oggi, animare una casa editrice (JMéditions), significa usare la mia penna per curare i progetti di scrittura degli altri. Anche la complicità editore autore è un'affare di cordata. Oggi, cambiare attrezzo passando dalla piccozza alla telecamera, significa uscire dalla posizione dell'arrampicatore che si mette in scena, per far parlare gli altri e stimolarli al racconto. Cercare di ambientare un reportage, significa affinare l'analisi critica e non cullarsi nella bellezza di un luogo. Oggi, continuo a vivere i miei sogni di adolescente, alimentati dai racconti di Rebuffat, Terray o Desmaison. I loro libri e film mi hanno spinto a lasciare la mia pianura natale. Sono sempre stato sensibile a coloro che trovano la capacità di destreggiarsi tra la passione (di arrampicatore), la professione (di guida) e il gusto di trasmettere.»

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Francois Damilano - photo Bertrand Delapierre
 
 
 
 
Francois Damilano - photo Bertrand Delapierre

Audrey Gariepy

Audrey Gariepy profile - © Cory Richards
Audrey Gariepy profile - © Dan Elridge

Canada

CAN
intestazione
Nome
Photo portrait: 
Audrey Gariepy - © Cory Richards
Date de naissance: 
3 Settembre 1979
Lieu de résidence: 
St-Jean-Chrysostome (Quebec)
Formation: 
Insegnante di educazione fisica
Statut actuel: 
Caporeparto per «Celtic Reforestation»
Date d'entrée dans le Team Petzl: 
2008

La scelta di uno «stile di vita»
«Ho terminato i miei studi all'università nel 2002 e sono diventata insegnante di educazione fisica. Ho iniziato ad arrampicare durante i miei ultimi anni di studio. In poco tempo fui completamente rapita dallo stile di vita legato all'arrampicata e decisi di acquistare un furgone per partire all'avventura, piuttosto che cercare un posto d'insegnante. Per vivere e pagare i miei viaggi durante il mio tempo libero, iniziai a lavorare nella foresta, piantando alberi durante l'estate. Sono già otto anni che ho adottato questo stile di vita. Il tempo passa, ora sono caporeparto. Lavoro con un team di sedici coltivatori, ogni estate per tre o quattro mesi. Ho molto tempo libero per fare quello che amo di più. Con gli anni, arrampicare è diventato più di un'attività per me.»

Colonne gauche
Nome

«Tutto ciò che faccio mi sembra abbia un legame con l'arrampicata: il lavoro stagionale che ho scelto, inizialmente per avere più tempo per arrampicare, i viaggi che ho intrapreso. Ora, mi è impossibile immaginare la mia vita senza arrampicata. Nella vita, penso che sia importante vivere ogni istante giorno per giorno. È chiaro che la maggior parte di noi invecchierà e ci si deve anche pensare, ma questo non dovrebbe guidare ogni cosa nella nostra vita. L’arrampicata mi permette di apprezzare ogni piccolo momento. Mi aiuta a concentrarmi su quello che faccio. In autunno, arrampico quanto possibile per tornare in forma. Quindi quando arriva l'inverno, ritorno spesso sulle Montagne Rocciose canadesi per godermi la lunga stagione di arrampicata su ghiaccio, nel cuore di queste magnifiche montagne, un paradiso per il ghiaccio.»
 
Un'altra cosa fondamentale nella mia vita
«ESSERE è più importante di POSSEDERE.
Mi sento felice senza troppi beni materiali.
Naturalmente, il materiale d'arrampicata non conta.»
 
La sensazione di essere viva
«Ho sempre sentito il bisogno di giocare molto all'esterno. Quando ero bambina, i miei genitori avevano difficoltà a farmi restare in casa, anche d'inverno quando faceva freddo. Quando ho cominciato l'arrampicata su roccia, nel 1999, ho subito amato la sensazione che mi procurava questa nuova attività. Stare all'aria aperta, concentrarsi su ogni movimento, essere consapevole di tutto ciò che mi circondava. Mi sembra che tutto ciò che ho intrapreso prima nella mia vita ha contribuito a fare di me un'arrampicatrice. Quando frequentavo l'università, durante l'inverno, ero costretta ad arrampicare in palestra. Per un po' mi è piaciuto, ma dopo un anno, avevo bisogno di uscire regolarmente. Questo è il motivo per cui ho iniziato il ghiaccio, combinando così il mio bisogno di arrampicata e natura durante il lungo inverno canadese. Mi sono appassionata molto rapidamente. Tutto questo nuovo terreno da esplorare e queste tecniche da imparare… Mi piace alzarmi presto la mattina, guidare quando è ancora notte, mezza addormentata, ascoltando la musica, fare l'avvicinamento con la frontale guardando il sole che sorge lentamente, il tempo di arrivare ai piedi della via. Niente nella vita mi fa sentire più viva dell'arrampicata su ghiaccio. Sono molto concentrata dal primo all'ultimo movimento, consapevole dei suoni prodotti dalle mie piccozze e dai miei ramponi, consapevole di tutto ciò che mi circonda. Non ho il tempo di pensare a che cosa mangerò la sera. In ogni caso, non sarò ritornata in tempo. È una sensazione tranquilla e intensa. Naturalmente, quando mi gelo il sedere ad una sosta, sospesa in piena corrente d'aria, o quando il sangue improvvisamente decide di ritornare alle mie dita dopo una grande ondata di freddo, a volte mi chiedo che cosa mi piace così tanto di questa attività. Fortunatamente, dimentico rapidamente tutto questo quando guardo intorno a me. Mi sento così piccola in mezzo a queste montagne giganti piene di neve. Sono così fortunata ad essere lì, a fare quello che faccio.»
 
Piantare alberi
«Quando non arrampico, mi piace lo snowkite, la lavorazione del legno, la lettura, i film... e mangiare gelati. Tuttavia, la mia stagione di lavoro rappresenta una parte importante della mia vita. Da aprile a luglio, sono responsabile di un team di robusti coltivatori e, insieme, piantiamo circa 30.000 alberi al giorno. Le giornate durano quasi 15 ore, quindi non ho il tempo di arrampicare. Ma il mio lavoro è un'altra delle mie passioni e amo questa piccola pausa dall'arrampicata.»
 
I miei luoghi preferiti
«Mi piace viaggiare nei territori settentrionali del Canada. Le persone sono molto orgogliose del posto in cui vivono. Sembra che il tempo passi più lentamente e che tutti parlino del proprio paese con grande entusiasmo. Un altro dei miei luoghi preferiti è il Népal. Il popolo della valle del Khumbu m'impressiona molto. Trasportano e costruiscono tutto con le loro mani. Lasciano Lukla, per diversi giorni, solo per portare la frutta ai loro villaggi. Sono stato impressionata dalla loro forza fisica e mentale, proprio come dalle montagne giganti e infinite intorno a loro. Potrei anche citare l'Islanda perché questo paese è altrettanto sorprendente. Quando io e Inès Papert ci siamo andate, siamo state molto fortunate con il tempo e abbiamo potuto arrampicare quanto volevamo. Abbiamo anche salito 1000 m di ghiaccio verticale in un giorno. Ma se davvero dovessi scegliere un posto soltanto, direi la Norvegia. Ricordo con un sorriso, la mia permanenza lì nel febbraio 2008, con Guy Lacelle, Mathieu Audibert, Chris Alstrin e Alex Lavigne. L'ambiente era perfetto, c'era molto ghiaccio per arrampicare. Guidare lungo i fiordi, sotto le gallerie, sulle montagne e poi ridiscendere… È stato magico essere lì con l'esperienza di Guy, che ci ha guidato nei posti giusti e ci ha trasmesso la sua energia positiva e contagiosa. Il ghiaccio era incredibile, penso che abbiamo fatto delle prime (beh, questo è quello che crediamo). Ma ciò che ha reso questo viaggio migliore degli altri, sono state le persone con cui ho viaggiato. Stare con le persone giuste per me ora è più importante della destinazione.»

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Ricordo
«Nel 2003, quando ho iniziato il mio lavoro, che consiste nel piantare alberi, Guy Lacelle era il mio caposquadra. È così che ho conosciuto Guy. Lavorare nella sua squadra è stato un onore. Lavorava il più possibile ogni giorno, dando il meglio di sé. Senza chiederci di fare lo stesso, dava il buon esempio, che incoraggiava tutti i membri del team a dare il 100 %. Con il bello o il cattivo tempo, era sempre felice di lavorare. Aveva la sensazione di fare qualcosa di buono per il pianeta, essendo responsabile di una squadra che ogni giorno piantava alberi di qualità. Si sentiva che ne era orgoglioso. L'inverno seguente, ho avuto la possibilità di incontrare Guy in circostanze completamente diverse, nel campo che preferiva sopra ogni cosa, l'arrampicata su ghiaccio. Tutte le qualità che dimostrava piantando alberi erano presenti, ma in un ambiente più cool. Ero ancora una principiante in arrampicata su ghiaccio e Guy mi ha guidato in modo che progredissi molto rapidamente. Non mi diceva mai direttamente cosa dovevo fare, ma mi raccontava sempre un bel aneddoto che mi faceva riflettere e agire. Guy è stato il mio mentore e un'incredibile fonte di ispirazione. Poteva sempre ottenere il meglio da tutti.»
Guy Lacelle è morto nel 2009 travolto da una valanga a Bozeman
 
 

 

Alexander Huber

Alex Huber profile - photo © Sam Bié
Alex Huber profile - photo © Sam Bié

Germany

DEU
intestazione
Nome
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Alex Huber - photo © Sam Bié
Date de naissance: 
30 Dicembre 1968
Lieu de résidence: 
Berchtesgaden (Baviera, Germania)
Formation: 
Laurea in fisica
Statut actuel: 
Guida alpina, alpinista professionista
Date d'entrée dans le Team Petzl: 
1993

Lo spirito dell’alpinismo estremo
«Fin dall'infanzia, i nostri genitori ci hanno introdotto, a me e mio fratello, al mondo della montagna e dell'alpinismo. Mio padre, noto per le sue rapide ascensioni della parete nord delle Droites fin dagli anni 60, ci ha trasmesso lo spirito dell'alpinismo estremo.
La famiglia e gli amici stanno alla base della mia vita. Ciò che è importante è la coerenza indipendentemente dal contesto della vita. Posso avanzare in nuove direzioni soltanto se utilizzo una solida base come trampolino di lancio. Questo è il motivo per cui lavoro con quasi tutti i miei sponsor da più di 15 anni. Nel 1997, ho superato il master in fisica all'Università di Monaco. Questa formazione mi è servita da base per la mia vita di climber.»

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Xavier De Le Rue

Xavier De Le Rue profile - photo © Xavier De Le Rue
Xavier De Le Rue profile - photo © Xavier De Le Rue

France

FRA
intestazione
Nome
Photo portrait: 
Xavier De Le Rue - photo © Xavier De Le Rue
Date de naissance: 
1 Luglio 1979
Lieu de résidence: 
Saint Lary (Pirenei francesi)
Formation: 
DUT (Diploma Universitario di Tecnologia) tecnico-commerciale
Statut actuel: 
sportivo professionista
Date d'entrée dans le Team Petzl: 
2008

Ho la fortuna di poter vivere l'evoluzione del mio sport
«Per lungo tempo, ho avuto più successo per la mia pratica e i miei titoli nello snowboard cross, ma negli ultimi anni, ho la possibilità di dedicarmi alla mia passione di sempre, il free ride nello snowboard. Trascorro il mio tempo a viaggiare per vari filmati. Passo molto tempo anche sui circuiti di gara come il Freeride World Tour. Da quando ero molto piccolo, mi è sempre piaciuto fare lo spazzaneve a bordo pista. L’evoluzione è stata quindi naturale in quanto guidata dalla passione. È il mio modo di dare il massimo, approfittare della montagna, viaggiare, aprirmi la mente. È anche la mia professione. La mia vita è piuttosto bella. Sono fortunato e dovrei del resto ricordarmelo più spesso. Mi piace la neve farinosa, ma non amo le valanghe. È basilare come premessa, ma descrive bene la mia problematica. La cosa più difficile per me è saper giudicare la neve e le condizioni. Non è mai al 100 %. Occorre quindi essere prudenti e questo nonostante la grande euforia che a volte si prova. La neve è per definizione un materiale instabile, imprevedibile, inatteso. Qualche volta parte, non si sa perché. Qualche volta non parte, ugualmente non si sa perché. Le persone di Petzl mi considerano un grande specialista, un esperto di valanghe, ma la neve non sarà mai una scienza esatta. Parto sempre dal principio che la valanga sarà provocata, non che la valanga può essere provocata. Quel poco che ho imparato su questo argomento, è il risultato di molti anni di osservazione, discussioni con il personale di servizio delle piste, coloro che posano esplosivi ogni giorno, o parlando per ore e ore con le guide alpine di grande esperienza.»

Colonne gauche
Nome

Polivalenza
«Oltre a professione, lavoro, sessioni video o relazioni pubbliche, mi piace praticare con passione altre attività come l'arrampicata o l'alpinismo. Mi piace toccare la roccia, stare in montagna. È un momento esclusivamente per me, soltanto per divertimento, anche se poi questo mi dà tanto per lo snowboard. Mi piace il surf del mare, è un'attività sana, la più pura sensazione di scivolata sotto i piedi. Quanto alla bici da discesa per esempio, non c'è, a mio parere, attività più stupida e pericolosa, ma che bello essere stupidi. È un buon argomento per parlare della mia consapevolezza. Tutto dipende da come si pratica... Appunto, non premo mai i freni, non voglio rallentare, non voglio fare le cose a metà. Pertanto ciò mi richiede una severa gestione dell'attività. Per un rischio così grande, è meglio saper anticipare, essere in grande forma fisica e con una grande lucidità nella scelta del percorso e sapere realmente cosa vuol dire: improvvisare in situazioni di emergenza.»
 
 
Alaska
«Ho apprezzato per la prima volta quest'anno le qualità dell’Alaska. Sono diversi anni che vado in Alaska. Non mi ritrovo nelle basi di elicottero con tutto il loro stress, né nella «freddezza» delle persone. Ma quest'anno mi sono accampato per due settimane a 80 km dalle prime basi umane, lontano da tutto e alla fine ho scoperto l'interesse della neve in Alaska, vale a dire l'interesse dello «spin» e lì è il paese dello «spin». Vi lascio immaginare il seguito, abbiamo fatto il pieno... Per coloro che non mi seguono naturalmente, l'Alaska è nota per tutte queste aree costiere di free ride, che offrono enormi quantità di neve e non importa che tipo di neve. È una neve farinosa molto umida, che si attacca anche sui pendii più ripidi. Questo tipo di neve tende a formare questi famosi «spin» che sono una specie di scanalature tra le quali la neve scorre costantemente e che, messo da parte il lato ludico del free ride, offrono un segno evidente di stabilità, cosa abbastanza pratica e confortevole, dopo tempeste di neve con tre metri di accumulo e vento. Grossomodo tutto questo permette di crearsi delle condizioni che da noi non sarebbero nemmeno fattibili. Il fatto di aver trascorso del tempo lassù, lontano da tutta la confusione (le compagnie di elicotteri, i free riders che parlano delle loro sessioni, le persone che vengono a sperimentare l'Alaska prima di tornare a New York) mi ha fatto molto bene e mi ha finalmente fatto amare il posto. È chiaro che a piedi, dopo diverse notti in tenda ed essersi alzati alle due del mattino per arrivare in cima ai pendii, è difficile avere lo stesso risultato che in elicottero (in termini di azione, soprattutto quando siamo lontani da tutto, abbandonati a noi stessi livello soccorso), quando possiamo aumentare la potenza nel corso della giornata e realizzare gradualmente pendii sempre più impegnativi...»
 
 
Una nuova dimensione
«Ma c'è comunque questa dimensione di stress in meno che è ben apprezzabile. Dopo un pesante periodo di viaggi, differenze di fusi orari, è stato bello potermi ritrovare un po' solo nella mia tenda, dormire, pensare, senza computer, senza telefono… Fino ad oggi non sono stato un appassionato dell'Alaska, ma ora le cose sono diverse, è come se una nuova dimensione si fosse appena aperta: fermare l'elicottero e andare a perdersi lontano dall'industria del turismo.
Mi piace godermi la vita. Tutti questi sport sono un buon modo per godersela. La montagna è anche semplicità, che permette di prendere le distanze dalle superficialità della vita, semplicità che consente di ritrovare le basi fondamentali della vita con un buon distacco. Dopodiché, a ciascuno il suo destino... In ogni caso, è un perfetto ritorno sulla terra per le persone ipermediatizzate, sempre in movimento sui circuiti.»
 
 
Un certo modo di sciare o "surfare"
«Quando sono davanti ad una parete o in cima, l'ispirazione viene da sola. C'è sempre una via che si distingue, che mi attira e che sento. Viene dalle viscere. Tutto ciò che serve è un buon bagaglio tecnico, mantenere il sangue freddo e volerlo. Ci vuole un carattere un po' temperato «rock’n roll», una dose di saggezza, l'amore per il rischio e la montagna.»
 
 
L’esperienza rimane al servizio dell'immaginario
«L’esperienza è il mio valore aggiunto a tutto ciò che realizzo, almeno spero. Quando ho deciso una discesa e sono partito, non mi fermo, vado fino in fondo. La cosa principale è, credo, sapersi proiettare, saper rappresentare se stessi in azione, nell'attività. Il resto segue: un'analisi più accurata possibile, uno stato d'animo forte, giudizio, controllo e un equilibrio tra emozione e controllo cartesiano. Tutto questo è possibile solo se c'è a monte un enorme lavoro basato sul lungo termine, un lavoro consolidato gradualmente, di anno in anno. Infine, affinché una giornata sia veramente perfetta, un sorriso a volte può bastare.  Bisogna crederci...»
 
 
 
L’aneddoto di Xavier

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Arnaud Petit

Arnaud Petit profile - photo © Tony Lamiche
Arnaud Petit profile - photo © Thomas Vialletet

France

FRA
intestazione
Nome
Photo portrait: 
Arnaud Petit - photo © Tony Lamiche
Date de naissance: 
17 Febbraio 1971
Lieu de résidence: 
Céüse, Hautes-Alpes (Francia)
Formation: 
laurea in scienze motorie
Statut actuel: 
arrampicatore professionista, guida alpina, autore, fotografo
Date d'entrée dans le Team Petzl: 
1994

Dare senso alla mia passione
«Amo le cose ben fatte, anche se questo richiede tempo. I progetti più importanti, in generale, mi vengono all'improvviso, spontaneamente, senza pianificazione, attraverso incontri casuali e la mia attività del momento. A partire da quell'istante, essi danno un senso alla mia vita e diventano la cosa più importante da fare, come se questo progetto fosse sempre esistito. Voglio scoprire nuovi luoghi, nuove persone, condividere quello che ho capito e imparato dall'attività. Mi piace incontrare altri arrampicatori, confrontarmi con loro. Mi piace che ci sia atmosfera, dinamismo, emulazione, anche se non siamo sulle stesse vie.»

Colonne gauche
Nome

Esclusivo
«Le persone che m'ispirano sono quelle che fanno le cose appassionatamente con energia, indipendentemente dal loro livello. Ho scoperto l'arrampicata con mio padre, che mi ha portato ad arrampicare all'età di otto anni. Durante la mia giovinezza, non avrei mai immaginato che un giorno sarei riuscito a vivere di arrampicata. Non mi vedevo ad essere consulente tecnico di marchio, come René Desmaison per esempio, né a scrivere libri o organizzare spedizioni, filmare, fare conferenze. Eppure c'era soltanto l'arrampicata che contava per me e ammiravo persone come Gaston Rébuffat e i suoi libri (Les Cent Plus Belles Courses), o coloro che inventavano nuovo materiale. Quello che preferisco è aprire vie di più tiri, immaginare un itinerario e andare a vedere se funziona, partendo dal basso o in doppia secondo le pareti. Poi, è un privilegio concatenare queste nuove vie. Non c'è ancora un riferimento di valutazione e una buona parte d'incertezza che mi obbliga a concentrarmi sul momento presente. Mi piace quando passo al limite della caduta, provando qualcosa che mi sembra più che casuale. Per ridere, a volte dico che "sono uno specialista in tutto»! Il che vuol dire mediocre ovunque! Per fare questo mestiere, ci vuole la volontà, occorre essere coinvolti ed avere anche un elemento di creatività. Occorre provare a vedere le cose con distacco, saper anticipare.»
 
I miei luoghi preferiti sono Ceüse e Taghia in Marocco
- «Ceüse, è qui che ho cominciato a sognare le vie estreme. Abito qui, ai piedi della falesia, questo mi permette di godere del posto quando c'è meno gente fuori stagione.»
- «Taghia perché ci ho passato molto tempo e perché si è creato un legame con gli abitanti di questo villaggio. Un legame privilegiato per il fatto di viverci lunghi periodi.»
 
Il mio motto
«La libertà è saper riconoscere ciò che è veramente necessario.»
 
L’aneddoto di Arnaud
«Mi è piaciuto assicurare Stéphanie e sostenerla quando arrampicava Free Rider (El Capitan) da prima, mi dicevo che fortuna essere in prima fila per vedere la donna che amo realizzare una cosa stupenda.»

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The video playlist featuring Arnaud Petit

Robert Jasper

Robert Jasper profile - photo © coll. Robert Jasper
Robert Jasper profile - photo © Klaus Fengler

Germany

DEU
intestazione
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Robert Jasper profile - photo © coll. Robert Jasper
Date de naissance: 
15 Aprile 1968
Lieu de résidence: 
Bade-Wurtemberg (Germania)
Statut actuel: 
guida alpina, insegnante di educazione fisica, formatore di guide
Date d'entrée dans le Team Petzl: 
2000

La mia professione, esplorare la natura
«La passione collega le persone tra loro, ma anche le persone con la natura. Più le persone sono collegate con la natura, più sono collegate tra loro, ritrovando infine se stesse. Sono un alpinista specializzato in cascata di ghiaccio, ma mi piacciono tutte le discipline legate alla montagna. Il mio obiettivo è lo sviluppo di uno stile moderno di arrampicata, come per esempio la prima libera della "Direttissima dei Giapponesi" (1800 m / 8a) sulla parete Nord dell’Eiger. Considero questa via la salita attualmente più difficile delle Alpi. Desidero anche sviluppare lo stile alpino moderno in regioni lontane come la Terre del Fuoco, l'isola di Baffin, Svalbard o l’Himalaya.»

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Nome

Avanzo passo dopo passo realizzando il mio sogno
«Ho iniziato ad arrampicare nella Foresta Nera, regione meridionale della Germania. Avevo di fronte a casa una roccia perfetta e, nelle vicinanze, le Alpi svizzere. Sulle Alpi, la mia parete preferita è la parete Nord dell’Eiger. Qui ho vissuto innumerevoli avventure. È un luogo magico per me. Mi piacciono anche i paesaggi come la Terra del Fuoco in Patagonia e l'Himalaya con la sua meravigliosa cultura. In Europa, il Sud della Francia è particolarmente interessante per le falesie d'arrampicata. Rimane la Foresta Nera per una passeggiata con i miei figli. È importante per me partire, tornare, partire di nuovo e così via. Tornare a ricaricarmi nella Foresta Nera, il mio campo base, è della massima importanza.»
 
 
Introduzione al viaggio
«I viaggi sono, per me, più di un semplice «sport». È veramente uno stile di vita e una passione. Incontro in maniera privilegiata altre persone in diversi paesi e questo arricchisce la mia vita. Più condivido ciò che vivo, tanto più la mia esperienza si arricchisce.»
 
 
Mi piace raccontare l'inedito delle pareti
«Nel tempo libero, mi godo la famiglia e i miei figli. Al ritorno dalle mie sessioni di arrampicata, o dalle mie spedizioni, racconto la mia esperienza a tutti coloro che lo desiderano, attraverso racconti, presentazioni, eventi. Ho bisogno di tempo per trasmettere la mia passione, ma anche ciò che ho imparato dalle mia avventure. Organizzo conferenze e formazioni per persone di origine culturale e sociologica totalmente diversa. Questo è il mio modo di trasmettere il mio stile di vita. Cerco di collegare le varie discipline dell'alpinismo. Parlo della mia esperienza personale, relativa a ciò che ho imparato. Amo questo aspetto del mio lavoro fatto di pubbliche relazioni, quando partecipo ad esempio a formazioni di management per grandi società come Holcim, ABB, Adidas...»
 
 
Il mio motto
«Fare quello che c'è da fare dopo aver riflettuto se corrisponde alla mia etica. Farlo con tutta l'anima, nel miglior modo possibile.»

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Nome
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Mike Horn

Mike Horn profile - photo © collection M.Horn
Mike Horn profile - photo © Ousland Borge

South Africa

ZAF
intestazione
Nome
Photo portrait: 
Mike Horn - photo © coll. Mike Horn
Date de naissance: 
16 Luglio 1966
Lieu de résidence: 
Svizzera
Formation: 
laurea in scienza del movimento umano e dello sport, Università di Stellenbosch (Sudafrica)
Statut actuel: 
avventuriero / esploratore professionista
Date d'entrée dans le Team Petzl: 
1998

Il mio motto principale: Siamo in grado di raggiungere i nostri sogni
«Ho realizzato imprese piuttosto eccezionali quanto a resistenza, determinazione e coraggio che hanno spinto in ogni caso i miei limiti e forse anche quelli dell'essere umano e dei suoi sogni. La mia esperienza di oceani, fiumi, montagne, paludi, tundra, ghiaccio, giungle, deserti, è inclassificabile. Ma le attività acquatiche sono le mie preferite. Negli ultimi dieci anni, ho trascorso molto tempo nella giungla equatoriale in Amazzonia e nella regione artica. In questi luoghi sono un tutt'uno con la natura e i suoi elementi, perché questo è l'unico modo per sopravvivere. Occorre rispettare la natura, i suoi abitanti e imparare da loro. Le mie più grandi lezioni di vita vengono dagli Indiani dell'Amazzonia e dal popolo Inuit che vive nell'Artide. Ho grande rispetto per gli esploratori che mi hanno preceduto come Admundsen e Jacques-Yves Cousteau. Nel mio mestiere, all'inizio quello degli avventurieri in solitaria, ciò che conta di più è la determinazione e una forza e una capacità mentale molto forti. Trovo la mia energia innanzitutto in Dio, poi nella mia famiglia, nella mia squadra e nella mia cerchia di amici.»

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Oggi: trasmettere
«Voglio trasmettere la massima energia alla generazione dei più giovani portandoli in spedizione con me, per offrirgli l'opportunità di esplorare. Voglio condividere con loro le mie esperienze e mostrargli che si può apprendere tramite l'esplorazione e, grazie a questo apprendimento, prendere delle misure per preservare le risorse naturali del nostro pianeta.
 
È lo scopo del programma giovani esploratori YEP Pangaea. Questi giovani sono gli adulti futuri. Questo programma forse domani diventerà un importante progetto ambientale. Conosco così bene la natura che ho paura per il futuro. Ci saranno sempre più cose da salvaguardare sul pianeta, per esempio la vita.»
 
 
«Cosa farò dopo? Non so, domani è un altro giorno. Vivo giorno per giorno. Ogni secondo e ogni minuto sono importanti. Sono contento di quello che faccio, non voglio cambiare nulla. Ma avrei bisogno di giornate di 36 ore.»
 
 
«In conclusione, è meglio tentare e fallire che non riuscire a provare. L’impossibile esiste solo finché non troviamo un modo di renderlo possibile.»
 
 

Colonne droite
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Diaporama Videos: 

Pangaea Expedition project introduction :

 
 
Pangaea Expedition in Himalaya :

 

Nina Caprez

Nina Caprez profile - photo © Stefan Schlumpf
Nina Caprez profile - photo © Lafouche

Switzerland

CHE
intestazione
Nome
Photo portrait: 
Nina Caprez - photo © Stefan Schlumpf
Date de naissance: 
15 Novembre 1986
Lieu de résidence: 
Grenoble (Francia)
Statut actuel: 
sportiva di alto livello
Date d'entrée dans le Team Petzl: 
2010

Alla ricerca della felicità qui ed ora
«Ho una grande fiducia in me stessa. Sono una persona sicura di sé. Nel nostro sport, è la base per poter concatenare vie difficili. Stare fuori, vivere a fondo, incontrare persone che hanno la stessa vibrazione, arrampicare insieme… Questa è la felicità per me. La mia prima gara importante è stato il campionato mondiale della gioventù di Pechino. Questo è il primo grande ricordo della «piccola Nina». Amo questa sensazione di successo nella competizione. Ma la competizione in sé, proprio non mi tocca. Cerco di avanzare sempre più in arrampicata sportiva e di realizzare vie lunghe che mi stanno molto a cuore. Sono cresciuta vicino al Rätikon, falesia mitica per le vie lunghe. Ho sempre amato questa sensazione di altezza, natura e libertà… Ho trovato ciò che cercavo nell'arrampicata grazie a Laurent Triay che mi ha parlato di una via nel Verdon, «Ultime démence». Ora, cerco davvero la grande difficoltà e il concatenamento di vie lunghe. L’arrampicata è un viaggio interiore alla ricerca di me stessa. Allenandomi molto, viaggiando ovunque, incontrando persone provenienti da tutto il mondo, sono consapevole che la cosa importante su questa terra è essere felice! L'arrampicata per me è questo. È uno sport che si basa sulla semplicità di vivere. Ci basta soltanto un masso, un'imbracatura, delle scarpette e un compagno di cordata.» 

Colonne gauche
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Il mio motto: La vita è troppo bella e le giornate troppo corte per essere tristi
«Ma in realtà, voglio trasmettere un messaggio al mondo dell'arrampicata, esperti, dilettanti, principianti. Il mio stile di vita m'insegna che cosa significa la parola autonomo. La mia ragione di vita è andare fino in fondo ai miei risultati. Per avere successo, devo canalizzare i miei pensieri, la mia energia. Se concludo la salita di una via lunga estrema, è perché sono felice di realizzarla. Da tempo, mi sentivo attirata dalle vie lunghe. Era solo una questione di tempo, mi sono messa a lavorare seriamente per concatenarle. Sin dalla mia prima infanzia, non mi sento mai molto a mio agio quando mi ritrovo in un sistema gestito da persone che pensano di sapere tutto. Al liceo, ero molto triste perché bisognava sempre sapere esattamente cosa sarebbe successo il giorno dopo. Questa sensazione mi impediva di avanzare. Ho dovuto sbarazzarmi di questo stato. In arrampicata tutto è importante: il modo di guardare una via, progettare un itinerario ed infine vivere la roccia. Scelgo da sola ciò che è giusto per me. Mi assumo la responsabilità delle mie scelte e delle mie decisioni e non cerco mai scuse per quello che non faccio. Sono nata per l'arrampicata, mi porta ovunque nel mondo, in luoghi così belli e perduti. Imparo, continuo e sto ancora imparando. Mi sono capitate le vie lunghe quando ero pronta. Ogni volta che brucio le tappe, non funziona. Naturalmente, è meglio sapersi muovere e adattarsi al tipo di roccia. Ma ora, ascolto me stessa, perché so cosa mi rende forte. Sono sicura di me, voglio fare ciò che ho veramente voglia di fare e non cercare di fare cose che non voglio. Come molte climber, la mia ispiratrice è Lynn Hill, ma la persona che mi ha aiutato a crescere in questo ambiente è Cédric Lachat.»
 
 
La scelta dei compagni di cordata è importante per me
«Le persone che vengono con me in parete rappresentano più di un supporto, qualcosa come un forte stimolo. Per ottenere prestazioni di successo su una via lunga, ho bisogno dell'amicizia e della fiducia nel mio compagno di cordata. Per esempio, non arrampico mai con le persone con cui non sto bene. Devo sentire una vibrazione comune, la collaborazione e la complicità. Ho bisogno di trattare da pari a pari. Voglio sempre che il mio compagno desideri anche lui realizzare la via. Non porterei mai qualcuno con me solo per assicurarmi.»
 
 
I luoghi per me più importanti sono il Verdon e Céüse
«A Céüse, ho trascorso le mie prime vacanze d'arrampicata sportiva. Fin dall'inizio, è stato un luogo magico per me.
Nel Verdon, ho trovato lo stile di arrampicata che cercavo, le vie lunghe sportive. Raramente ho visto un paesaggio così bello!»
 
 
A parte l'arrampicata, amo le cose che hanno ritmo...
«Faccio molto sci escursionismo. Sono nata con gli sci ai piedi, adoro questa leggerezza quando si scende un pendio tutto vergine e si fa la prima traccia. Mi piace anche lavorare con il legno, armeggiare con foto. Amo ascoltare la musica, cucinare. E se non facessi l'arrampicata, sarei sicuramente un artista.  Lavorerei forse nel circo.»

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Video playlist featuring Nina Caprez

Ueli Steck

Ueli Steck profile - photo © coll. U.Steck
Ueli Steck profile - photo © Tony lamiche

Switzerland

CHE
intestazione
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Photo portrait: 
Ueli Steck profile - © photo coll. U.Steck
Date de naissance: 
4 Ottobre 1976
Lieu de résidence: 
Ringgenberg (Svizzera)
Formation: 
falegname
Statut actuel: 
alpinista professionista
Date d'entrée dans le Team Petzl: 
2007

Lo stato d'animo dell'arrampicata
«Sono cresciuto vicino alle montagne. Ho iniziato ad arrampicare a dodici anni. Poi da autodidatta ho scoperto le pareti, e questo ha rappresentato una sfida importante. L’alpinismo è una perfetta scuola di pensiero. Le regole sono semplici e molto chiare. Mi piace questo, è molto semplice da capire. Se non si porta un sacco a pelo abbastanza caldo, si sentirà freddo. Se non si è abbastanza forti, non si riuscirà a portare a termine la salita. Per me è importante condividere l'armonia dell'arrampicata. Mi piace stare con persone che fanno attenzione a come arrampicano. Sono importanti lo stile, l'atteggiamento, il modo in cui vengono realizzate le ascensioni.»

Colonne gauche
Nome

Una costruzione verso l'eccellenza
«Sono un climber polivalente. Mi piace la roccia ed anche il ghiaccio. Ma il mio obiettivo principale è quello di trovarmi a mio agio su montagne imponenti come per esempio in Himalaya e anche oltre, stare bene in qualsiasi ambiente mi trovi (dal più facile al più estremo).Mi piace la sfida con me stesso e la natura, ma non con gli altri climber. Il mio problema principale è trovare l'equilibrio tra il pericolo e la ricerca della difficoltà. Questo approccio sembra più un gioco, in quanto la riflessione è centrata sul come giudicare questo «mix» e non sul perché rischio la mia vita. Accetto di assumere un rischio elevato, ma con un maggior controllo di me stesso. Questa situazione di «controllo» in un ambiente non controllabile non è facile da gestire. A maggior ragione, nella mia visione dell'Himalaya, dove occorre essere rapidi, il più delle volte a vista e in passaggi sempre più difficili. Si tratta secondo me di una costruzione verso l'eccellenza. Poiché mi piace buttarmi a capofitto, sono felice di vivere in maniera più intensa. È forgiando che si diventa fabbro. Allo stesso modo un arrampicatore diventa himalayista passo dopo passo.Per poter pensare ai record di velocità in solitaria, devo fare progressi contemporaneamente nella tecnica su roccia e ghiaccio, e soprattutto nella resistenza. Mi alleno praticamente tutti i giorni vicino casa, nella corsa a piedi, o nell'escursionismo con gli sci, con 1600 m di dislivello ogni volta.»

 
 
Himalaya
«Mi piace molto il Nepal e l’Himalaya. Sono montagne vere. Mi piace stare in questi luoghi. Dobbiamo camminare diversi giorni per raggiungere il campo base. Non ci sono automobili. Se vogliamo raggiungere un luogo, o far visita a qualcuno, dobbiamo spostarci a piedi. Amo la cultura di questo paese. Le persone sono così positive, anche se la loro vita è davvero difficile. Infatti, in generale, mi piacciono le persone che hanno molto carattere. Le persone che scelgono la propria strada. Non quelle che seguono gli altri.»
 
 
Progredire ancora
«Ho bisogno di ricaricarmi regolarmente e trascorrere un po' di tempo a casa, solo per pochi momenti di calma e potermi concentrare su un sogno, ma sono abbastanza determinato. Se ho un'idea, mi butto. La mia principale fonte d'ispirazione è la mia sete di conoscenza. La conoscenza garantisce la libertà. Per avere questa conoscenza, è necessario imparare. Per essere libero, devi trovarti a tuo agio e per esserlo, occorre allenarsi spesso lavorando molto. Per acquisire una polivalenza di alto livello, è necessario capire a fondo l'attività, occorre essere appassionati e soprattutto bisogna accettare di ritrovarsi a volte allievi o principianti, per continuare ad imparare ancora. Questo nell'ambito di discipline complementari e diversificate anche se l'obiettivo è unico: avere successo.»
 
 
Il mio motto
«Tutto ciò che posso immaginare, può diventare possibile».
 

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This video is part of the ReelRockTour - video courtesy of Mountain Hardware
 
 

Video playlist featuring Ueli Steck
Watch Ueli sending "the Secret" (X, 10) during the Scottish Ice Trip in Ben Nevis