France

Stéphanie Bodet

Stéphanie Bodet - Photo © Thibault Saubusse
  • 14 Marzo 1976
  • Céüse, Hautes-Alpes (Francia)
  • Abilitazione all’Insegnamento Secondario in Lettere (CAPES in lettere moderne), brevetto statale arrampicata in corso
  • climber professionale, docente di lettere a chiamata
  • 1996

La vita in parete è una vera fonte di arricchimento e conoscenza di sé
«Ho avuto la fortuna di vivere belle spedizioni e bei viaggi con Arnaud. Tutte le big wall, che ho scalato, mi hanno lasciato ricordi importanti, in particolare i bivacchi spesso incredibili. Voglio dare il meglio di me per realizzare qualche cosa che mi sta a cuore. Imparando ad aprire vie lunghe, mi accorgo anche che apprezzo sempre più una certa etica che, secondo me, preserva il gioco dell'arrampicata. Senza voler correre rischi gratuiti, mi piacciono molto le vie un po' impegnative, che obbligano a concentrarsi, a impegnarsi al 100 %. In pratica non riesco più a divertirmi arrampicando su una via scavata, anche pochissimo. Non penso che questa visione sia elitaria e credo che, indipendentemente dal livello, si possono avere gli stessi valori. A Céüse, mi succede di arrampicare con giovani della nuova generazione. È bello vederli motivati dalle stesse cose e vedere che l'etica non è solo una questione per «vecchi». Al contrario , sono spesso più esigenti e più profondi di noi su certe questioni.»

Non avere paura di farsi un po' male
«Mi piace praticare l'arrampicata in tutte le sue forme, ma negli ultimi anni, mi sono orientata di più verso l'ascensione di grandi pareti. Non avrei mai immaginato di poter vivere della mia passione un giorno. Allo stesso tempo, da bambina, sognavo di essere pastorella o egittologa. Ero attirata dall'ignoto, dall'avventura e dalla vita selvaggia, quindi il mio stile di vita attuale non mi sorprende più di tanto dopo tutto. Quando arrampico, sono concentrata sul momento presente, il futuro si limita alla presa successiva. Dimentico i miei problemi, mi dimentico anche dell'occasione stessa e ho l'impressione di essere tutt'uno con la roccia. È un aspetto che amo e che mi è indispensabile. Lo ritrovo in altre attività, come lo yoga, la scrittura o il giardinaggio per esempio… La vita sembra allora improvvisamente così semplice. Mi sento bene quando arrampico. Mi piace stare fuori in una natura protetta, in cui trovo il mio equilibrio. Ciò che mi nutre, è la straordinaria ricchezza dell'attività, passare dal boulder al monotiro, andare in spedizione. È abbastanza raro scoprire, insieme alle pareti, una differente cultura. Una vita intera non basta per esplorare tutte le sfaccettature dell'arrampicata. Arrampicare è anche una bella scuola di umiltà. Cerco di non focalizzare la mia attenzione sulla valutazione, ma piuttosto su cosa mi richiederà o insegnerà una via. Sono attratta dagli stili di arrampicata che non padroneggio e che mi danno ogni volta l'impressione di debuttare nell'attività. Questo rinnova la mia motivazione e la mia curiosità. Infine, sono spesso i sogni di bambino che si concretizzano, molto semplicemente sogni che diventano possibili quando abbiamo accumulato abbastanza esperienza per realizzarli. Questo è stato il caso della Torre di Trango. Già la sognavo da giovane atleta ed è solo pochi anni più tardi, dopo aver fatto la montagna seriamente e più granito che il sogno è diventato realtà.»
 
 
La natura e…
«Cammino spesso soffermandomi ad osservare la natura, spiare gli uccelli, identificare le tracce di animali nel periodo invernale. Ho la fortuna di vivere sulle Hautes-Alpes ai piedi della falesia di Céüse. Confesso che è il mio luogo preferito per l'arrampicata naturalmente, ma soprattutto per la qualità della vita che offre il bacino di Gap. È ancora selvaggio, poco urbanizzato e i paesaggi sono davvero molteplici. Sono anche queste qualità che mi fanno amare il Verdon. A Céüse, mi meraviglio ad ogni primavera dell'attività che regna sulla falesia. Per gli uccelli, questa falesia costituisce una formidabile dimora e a me piace osservarli. Ritengo che noi, come gli animali, siamo solo degli inquilini della terra. Non è un problema rinunciare a fare un 8a in cui nidificano gli uccelli. È interessante osservare un gracchio corallino in procinto di nutrire i suoi piccoli in un vascone di riposo o gioire del valzer delle rondini che costruiscono i loro fragili nidi di terra nei fori della cascata o della parete di Biographie. Altrove nel mondo, amo Taghia in Marocco per i suoi paesaggi e la sua gente. Vado ogni anno a Taghia da 8 anni. Mi sono fatta alcuni amici molto cari laggiù e ho imparato a cavarmela in berbero, cosa che rende il viaggio ancora più prezioso.»
 
 
La letteratura anche...
«Leggo da quando ero molto piccola. Ho fatto studi letterari che mi hanno portato ad approfondire alcuni autori. Ho letto molti classici, romanzi contemporanei e dieci anni fa mi sono specializzata nella letteratura di viaggio (Ella Maillard, Bruce Chatwin, Alexandra David-Néel…). Mi piacciono le storie delle avventure di Sylvain Tesson. Oggi non leggo più molti romanzi, mi sento più attratta dalla poesia: Valérie Rouzeau, Philippe Jaccottet, Michel Jourdan, Yves Bonnefoy, Bashô, Emilie Dikinson, Henri Michaux… Il libro che mia ha colpito di più è senza dubbio «l’Usage du Monde» di Nicolas Bouvier. Il suo stile mi commuove e mi piace il modo in cui si fa da parte nei suoi scritti, per far posto al paese che attraversa, alle persone che incontra. È un libro che mi fa venir voglia di farmi leggera come una bolla per attraversare il mondo. Quest'anno avevo puntualmente ripreso gli studi per lavorare su Bouvier ma ho vagabondato dalla prosa di Giono alla filosofia di Nietzsche passando per le memorie di Simone de Beauvoir e i Saggi di Montaigne, Henri Miller e Kenneth White… Alla fine, non ho scritto una riga ma ho fatto incontri interessanti. Non ho alcun mentore, piuttosto alcuni scrittori a volte scomparsi da mille anni in cui mi ritrovo, i cui interrogativi simili ai miei, ma meravigliosamente meglio formulati, mi danno la sensazione di appartenere ad una comunità di pensiero.»
 
 
In realtà non ho un motto, ma…
«Quando mi sento troppo iperattiva, o insoddisfatta di una giornata, mi piace ricordare questa bella frase di Montaigne: «Non ho fatto niente oggi. Cosa? Non hai vissuto? Non è soltanto la più importante, ma la più illustre delle vostre occupazioni…»
 

picto plus Risultati importanti

Gare
- Prima nella coppa del mondo di boulder 1999.
- Prima alla prova di difficoltà di Chamonix 2000.
- Prima agli «X games» (boulder) a San Francisco, 1999. «Il mio più bel ricordo di competizione, i boulder erano alti ed è stato così divertente arrampicare sul lungomare di fronte al Pacifico»
 
Falesia
- Saint Léger (Francia) «Dis moi qui tu hais» (8a/8a+ a vista) 2000. «Una bellissima via su una parete che amo molto. Mio padre, che mi assicurava, aveva così paura che cadessi che non mi dava corda. Di conseguenza sono stata ancora più orgogliosa di concatenare la via tirando la corda fino in fondo.»
- Saint Léger (Francia) «Le Nabab» (8b+) 2000.
 
Boulder
- Rocklands (Sudafrica) «Nutsa» (8a/8a+) «The Hatchling» (7c+/8a) 2009. «Due boulder veramente importanti.»

Big wall
- Tsaranoro (Madagascar) «Gondwanaland» 1998. «Primo grande viaggio, prima grande parete e primo bivacco improvvisato.»

- Torre di Trango (Pakistan) «Eternal flamme» (6240 m / 7a+ / A1) 2005. «Con un bivacco a 6000 m su una piccola cengia di neve di fronte ai giganti himalayani. Magico.»

- Salto Angel (Venezuela) 2006. «La mia spedizione più importante e più difficile. Passare quindici giorni in parete in sei, sollevare dieci sacchi da trenta chili e arrampicare con difficoltà su roccia friabile con blocchetti da incastro. Ero infortunata e non abbastanza preparata quindi ho impiegato del tempo per rimettermi.»

- El Capitan (Yosemite USA) «Free Rider» (1200 m / 7c in libera) 2007. «Mi è piaciuto avere un progetto personale, anche se Arnaud era al mio fianco per l'assicurazione e la logistica. Ho imparato molte cose e affrontato la mia paura dei camini e delle fessure larghe.»

- Taghia (Marocco) «Babel» (800 m / 7c+ max) 2007, apertura con Arnaud Petit, Titi Gentet e Nicolas Kalisz. «La mia prima esperienza di apertura su grande parete.»

- Madagascar «Tough Enough» (400 m / 8b+ max) 2008. (Liberata la via in squadra con Laurent Triay, Sylvain Millet e Arnaud Petit). «È una parete magica, ho fatto i tiri «facili» in 8a+.»

- Grand Capucin (massiccio del Monte Bianco, Francia) «Voie Petit» (450 m / altitudine 3838 m / 8b max) 2010. «Anche se non ha funzionato, è stato fantastico provare un concatenamento in libera, al mio limite e soprattutto in questa via.»

- Cina «Lost in Translation» (150 m / 8a+ max da concatenare) 2010. (Quattro tiri allucinanti su stalattiti in una grotta surrealista, aperta con Arnaud Petit).

picto rss Altre informazioni

Pubblicazioni
- Parois de légende. Le più belle vie d'Europa edizioni Glénat 2006.
Complemento del primo volume di Arnaud Petit, bel libro con immagini e guide topografiche di 57 vie che vanno dal 5b all'8a+ dalle Dolomiti ai Riglos passando per il Monte Bianco, il Verdon, le Calanques.
- Salto Angel edizioni Guérin 2008 (ristampato nel 2010).
- Parois de légende Glénat 2011. (Compilazione di due volumi con 26 nuove vie).
 
 
Riviste
- Paris Match dicembre 2006 (8 pagine sul Salto Angel) foto Evrard Wendenbaum, Nicolas Kalisz, Arnaud Petit.
- VSD febbraio 2009 (6 pagine sulle big wall in coppia) foto Arnaud Petit.
 
 
Film, video
- Lotus Flower, film di Benoit Robert, montato da Guillaume Broust/Petzl, con Beth Rodden e Tommy Caldwell, 2003. (Parete di 600 m nel grande Nord canadese).
 
- Amazonian Vertigo (Salto Angel) film realizzato da Evrard Wendenbaum, 2006. www.amazonianvertigo.com / www.migootv.com
 
- Autour de Babel, film di Fred Ripert con Arnaud, Stéphanie, Nicolas Kalisz e Titi Gentet, 2008. (Storia di un'apertura eccezionale a Taghia) www.videalise.com
 
- Tough Enough, film di Laurent Triay con Laurent, Stéphanie, Arnaud e Sylvain Millet, 2009. (Storia del primo team ad aver completato con successo i 400 m di «Tough Enough» considerato uno dei più difficili al mondo. Arrampicata estrema su pareti verticali praticamente lisce.) www.triaylaurent.com
 
- Grand libre au Grand Cap, film di Bertrand Delapierre, 2010. (I tentativi di Arnaud e Stéphanie per realizzare in libera la «via di Arnaud», tredici anni dopo l'apertura).
 
 
Sito WEB
www.vagabondsdelaverticale.com
 
Blog
http://unevieagrimper.blogspot.com