Nella vita di uno scalatore ci sono progetti che non si possono lasciare intentati,

ed è così che Arnaud Petit ha detto durante l'inverno scorso, insieme alla sua compagna Stéphanie Bodet. Le coppia di «Vagabondi della Verticale» ha l'abitudine di lanciarsi ogni anno in una spedizione impegnativa sulle più grandi pareti del mondo.

Nel corso di un decennio sono passate sotto le loro falangi: le Torri del Trango in Pakistan, Fleur de Lotus in Canada, Guerra Santa in Giordania, Salto Angel in Venezuela, Tsaranoro in Madagascar, la maggior parte delle pareti dell'Africa e naturalmente tutti i classici di Yosemite, USA. Il 2010 non poteva rimanere senza imprese, visti tutti i progetti ancora in cantiere. Alla fine degli  anni '90, dopo una brillante carriera di scalate e di gare, Arnaud e Stephanie sono passati all'arrampicata-avventura.

 

Arnaud è uscito alla ribalta nel 1997, grazie al padre e ad un grande progetto d'apertura di importanti vie di montagna. Sul lato orientale del Grand Capucin, ha individuato una linea vergine molto promettente e di grandi difficoltà tecniche in alta quota. Insieme a Stephanie, che all'epoca stava scoprendo la scalata in alta quota, aveva finito di attrezzarla. Era nata la via "Petit" e attendeva la sua prima salita in arrampicata libera. Alex Huber prese atto della sfida nel 2005: dopo pochi tentativi chiude il passaggio chiave: un grande diedro che termina con un tetto di difficoltà 8b. A questo punto Arnaud e Stephanie non potevamo permettere che la via fosse dimenticata; fu quindi naturale che "Petit" divenisse il loro nuovo progetto da fare in libera, in due, e tutta d'un soffio. 


 

Petzl: Arnaud, come è nata questa idea di aprire il Grand Capucin, e come è andata? 
Arnaud: Da adolescente ho passato un sacco di tempo guardando le fotografie sui libri di montagna, l'immagine delle 100 gare più belle mostrava lo sbalzo Rebuffat nella parte superiore della parete est, questa foto si è subito impressa nella mia mente, ma non mi ha "parlato" che 10 anni più tardi. Tutto d'un tratto, poiché ero maturato e avevo più esperienza, vi ho visto una linea di arrampicata! E' stata una rivelazione ed ero determinato a confrontare la linea immaginaria con la realtà. 


 

 

 

Petzl: Arnaud, perché all'epoca non hai fissato subito la sequenza per la salita in libera? 

Arnaud: L'apertura della via era stata molto complessa, avevo deciso di fare tutto da me scalando da primo e avevo prenotato 5 notti presso il rifugio Torino. Non avevo grande esperienza nella risalita su corde fisse e alla fine ero esausto, bruciato dall'altitudine, e poi era già un risultato essere riusciti ad aprire dal basso un canale di 450 m. L'anno successivo sono tornato con Titi Gentet, ma non con la giusta tattica, ricordo di aver tentato la lunghezza chiave da secondo con lo zaino! Il nostro approccio è stato troppo da scalata in montagna mentre per risolvere le difficoltà del tetto, avremmo dovuto usare una tecnica più da scalata sui blocchi! E non è facile replicare questa tecnica in altitudine, in quel momento non avevo abbastanza esperienza.


Petzl: Steph, tu hai partecipato all'apertura di questa via, ma a quel tempo avevi già previsto di poterla rifare in libera? 

Steph: Assolutamente no. Sono stato sopraffatto dalla difficoltà di arrampicata e dall'ambiente in cui mi trovavo. L'altitudine, il fantastico panorama di alta montagna, e il fatto di assicurare il mio compagno mi soddisfavano in pieno! Mi ricordo che per raggiungere gli ultimi tiri passavamo attraverso i primi otto tiri della Bonatti. Non avevo quasi mai scalato il granito prima e con lo zaino pieno di spit, la batteria ricaricabile e un trapano, ho scalato spesso da secondo! 


Petzl: Come mai avete scelto quest'anno per tornare su questo progetto? 

Arnaud e Steph: Nell'inverno del 2009 abbiamo preso una pausa di cinque mesi dall'arrampicata per finire di costruire la nostra casa. Poi abbiamo ripreso ad arrampicare, motivati come sempre. Dopo un soggiorno in Sud Africa e un inverno a fare blocchi, ci siamo resi conto che erano alcuni anni che non ci sentivamo così in forma. Steph ha fatto il suo primo blocco di 8a ed è arrivata vicina alla catena per un 8c a Ceuse. Da parte mia, avevo realizzato qualche 8c e 8c+. Senza contare che già da un po' cercavamo un progetto vicino a casa quindi abbiamo ripensato al Grand Capucin. Erano quasi cinque anni che non mettevamo più piede là. L'inverno del 2010 è stato lungo e l'attesa per avere delle buone condizioni è stata interminabile. La primavera umida ha fatto sì che nevicasse ancora fino a metà giugno... Le condizioni per le prime prove sono sembrate finalmente buone solo all'inizio di luglio. La nostra strategia era chiara: acclimatarsi all'altitudine, preparare entrambi tutti i tiri in libera e partire il più presto possibile. 

 

Petzl: Come vi siete preparati e formati per questa sfida? Ci sono delle tecniche particolari che avete  messo in atto? 
Steph: Abbiamo arrampicato seguendo il nostro istinto, tentando alcuni progetti che avevamo a cuore a Céüse. A distanza di dieci anni dal nostro abbandono del mondo delle gare non seguiamo più programmi di allenamento speciali. Oggi mi rendo conto che per essere meglio preparati, forse avremmo potuto fare più blocchi di granito. In definitiva ciò che ci ha aiutato di più sono stati tutti gli anni passati ad arrampicare seguendo tutti gli stili e soprattutto fare delle vie lunghe che richiedono un buona capacità di adattamento e una buona base.



Petzl: Arnaud, siete noti per la passione che avete per l'attrezzatura,  potete fare una lista di ciò che si può portare in questa via?
Arnaud: 
corde da 50 m, protezioni con cavetti, un set di Alien doppiando il rosso, 2 Camalot verdi, 1 rosso, alcuni rinvii (anche da 60 cm), una MINI TRAXION per recuperare lo zaino, un REVERSO3, un casco, non bisogna dimenticare lo spazzolino da denti! E qualcosa per coprirsi perché in alto si gela! 



Scendendo dopo una giornata di tentativi sulle vie, incontrano David Lama nei primi tiri e condividono volentieri con lui le informazioni sulle lunghezze più difficili. David Lama farà la via in libera il giorno seguente!!! 



Petzl: incontrare in questo modo un altro scalatore con lo stesso progetto è stata una sorpresa. Quali informazioni vi siete scambiati? Questo incontro con David Lama, e il suo successo il giorno dopo, vi ha resi ancora più motivati per il vostro progetto? 

Arnaud: Sono stato davvero sorpreso, arrampicava come un gatto per nulla impressionato dalle parti più esposte. E' stato bello da vedere. Con orgoglio da "tracciatore" gli ho chiesto era piaciuta la via. David non è molto espansivo, ma ho capito che aveva amato quell'arrampicata e  che doveva salire veloce per non cadere stanco in alto.. Come tutti gli scalatori di alto livello David vive di quei rari momenti in cui si è in bilico tra il successo e il fallimento e visto il suo livello, le opportunità che gli permettono questa emozione non sembrano poter essere molte!



20 luglio Arnaud e Steph lasciano il rifugio Torino prima dell'alba per un grande giorno di scalata. Arnaud, al top della forma, riuscirà a salire in libera tutta la via, Stephanie cade a due dita dal chiudere la lunghezza di 8b. 


Arnaud: Poiché David ha scalato tutto a vista al di sotto dell'8b - ciò che del resto Yann Ghesquier aveva quasi fatto nel 1998!-  mi sono caricato e mi sono detto che anche se erano 10 anni che non arrampicavo in altitudine, questo piccolo vantaggio doveva compensare i miei 20 anni in più, e che alla prossima prova dovevo tentare il concatenamento della via. Una settimana dopo, mi sono sentito ben allenato ed acclimatato, le condizioni erano super, tutto era perfetto e non sono caduto. Steph andava da seconda, io recuperavo lo zaino ed abbiamo scalato nell'euforia si uno stile grandioso, due scalatori che arrampicano liberi, senza fare dell'artificiale. Non siamo andati lontani dall'ascensione ideale, unico neo la caduta di Steph sul tiro di 8b. Arrivati in cima ci siamo presi il tempo giusto per rilassarci e godere di quel momento unico: aver scalato una super via che avevamo aperto e farlo in coppia, sensazioni non da tutti i giorni!




Ma Stéphanie è una scalatrice tenace ed entrambi tornano il 21 agosto, sfortunatamente alcune slavine avevano reso impraticabili gli appigli di questa via. Le condizioni per la salita non arriveranno più per questa stagione. 



Petzl: Steph, sei stata così vicino alla riuscita, come hai vissuto quest'esperienza? 

Steph: Aspettare un mese per tornarci è stata la cosa più difficile. Si passa il tempo a guardare il meteo. Si perde l'acclimatamento e i movimenti non sono più così chiari nella memoria. Queste sono le difficoltà della montagna e rendono la sfida ancora più eccitante. Il  giorno scelto ero molto motivata e finalmente abbastanza rilassata. La parte bassa della via, famosa per essere un 7b esposto che mi preoccupava, scorre via facilmente permettendomi di arrivare ai piedi dell'8b, ho visto subito che avrei dovuto spendere molte energie per uscire dal diedro che era veramente umido. Ho lottato molto e sono arrivata troppo stanca al passaggio di blocco.
Nonostante la caduta mi rimane il ricordo di una giornata fantastica. Arnaud si occupava delle jumar e di recuperare lo zaino, io non dovevo far altro che scalare. Una vera giornata da principessa!!!

Petzl: Avete intenzione di tornare l'anno prossimo per permette a Stéphanie di ritentare il concatenamento?  

Arnaud et Steph: Forse, se ci sarà la motivazione e se non scopriremo un altro progetto altrettanto eccitante.



 

Durante il loro progetto Arnaud e Steph sono stati ripresi da Bertrand Delapierre. Il film «Grand Libre au Grand Cap» ripercorrerà questa avventura sugli schermi di Festival 2010 del cinema di Montagne di Grenoble.
 

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