Monica Bottero nasce a Cuneo il 21 dicembre 1965, vive a Borgo San Dalmazzo (CN) e lavora come commerciale estero presso un'azienda che produce macchine agricole. Monica scopre la scalata solamente a 35 anni ma da quel momento la passione è travolgente e inizia così una nuova vita verticale dove impara a conciliare perfettamente lavoro, famiglia e scalata. Le abbiamo fatto qualche domanda per conoscerla meglio.

 


Monica scala sul calcare dell'Arimonda al Colle di Tenda

 

Quando e come ti sei avvicinata all'arrampicata?
Abito a dieci minuti da Andonno, mi ci sono voluti però trentacinque anni per arrivare alla base della falesia. Un avvicinamento lento, ma come si dice per l’India, che “ha mille porte per entrare e nessuna per uscire”, così è stato l’incontro fra me e l’arrampicata. Poco originale l’approccio: è stato infatti un fidanzato a portarmi la prima volta in falesia e successivamente ad invitarmi a fare una via sul Corno Stella. All’inizio ero terrorizzata, avevo paura di tutto, ma allo stesso tempo ero curiosa di vedere il mondo da un’altra prospettiva. Poco alla volta è nato un amore e ne è finito un altro. Il fidanzato se n’è andato, lasciandomi però in eredità una passione travolgente per la roccia, della quale mi piace il contatto fisico, che è poi ciò che cerco anche nelle persone che mi piacciono. 

 

 

Hai avuto qualche mito quando hai iniziato a scalare, ne hai ancora?
Agli inizi conoscevo proprio poco il mondo della scalata. I miei miti erano i forti local che vedevo in falesia, Nestu (Ernesto D’Angelo), Anto (Antonio Stazio), o Giova (Giovannino Massari). Solo più tardi ho incontrato Seve (Severino Scassa) e ancora oggi provo una certa emozione a vederlo sulle pagine di un “vecchio” libro di Heinz Zak, Rock Stars. Adesso invece ammiro certe donne, come Eva López per le sue conoscenze tecniche, per il suo approccio “femminile” alla scalata e all’allenamento oppure Robyn Erbesfield perché, pur non più giovane, rimane una fortissima scalatrice, ma soprattutto una grande mamma, che ha saputo trasmettere l’amore per la scalata ai propri figli (cosa tutt’altro che facile) ed è anche un’ottima allenatrice. Sì, direi un’atleta speciale. 

La scalata sta diventando uno sport sempre più diffuso, cosa ne pensi?
Mi piace sapere che questo sport sta catalizzando così tanta attenzione. Forse vorrei che ci fosse più voglia di conoscere e di documentarsi sull'ambiente, sulla storia della scalata quanto sui materiali e sul loro corretto utilizzo. Non ultimo mi piacerebbe che ci fosse più interesse verso certi aspetti dell’etica della scalata. Anche questo sport può essere un mezzo per comunicare, unire e, perché no, conoscere culture diverse. Per me è così.

Quanto tempo dedichi all'allenamento a secco e quanto all'arrampicata in ambiente naturale?
Abitando a due passi da tante falesie e se il tempo lo permette, scalo molto in ambiente naturale. Se possibile tutti i weekend e magari anche un pomeriggio infrasettimanale. Dedico comunque due sedute settimanali all’allenamento a secco, sia in palestre locali sia sul mio durissimo pannello.

Quali sono le tue migliori performance? (A vista e lavorato)
In questo team di forti scalatori mi sento un po’ a disagio perché non ho all’attivo grandi performance. Ho fatto alcune vie di 7a+/7b a vista e alcune vie di 7c lavorato. Non ho mai fatto un 8a. Non sono più giovane, ma “dove finisce la tecnica e la forza, subentra il sogno e la visione.

Curi l'alimentazione in relazione allo sport che pratichi?
Noi siamo quello che mangiamo. Avendo inoltre un’intolleranza alimentare al grano, seguo una dieta specifica priva di farina e derivati. Faccio quindi molta attenzione ai prodotti che acquisto, evitando praticamente quasi tutti i cibi preconfezionati. Con il vino sono meno brava. O meglio sono molto brava a berlo.

Hai altre passioni sportive? E non sportive?
La scalata è diventata la mia passione quasi totalizzante. Quando ero giovane praticavo lo sci di discesa, anche a livello agonistico. Adesso mi capita ancora di andare a sciare, ma non più con la frequenza di un tempo. Continuo invece a fare sci d’alpinismo e con i nuovi materiali da free ride è veramente uno sballo. Amo infine viaggiare e leggere, passioni sono facilmente abbinabili alla scalata.

Quali sono i tuoi obiettivi?
Chiaramente vorrei progredire di grado e finalmente passare dalla parte degli otto. Ho alcuni progetti, ma non divento certo pazza se non riesco a realizzarli. Mi piacerebbe imparare a chiodare. Non c’è più tantissima roccia nella mia zona, ma a voler darsi da fare, qualcosa si trova. Ammiro infatti coloro che dedicano tanto tempo a quest’attività, spesso assai criticata.

Come integri l'arrampicata con la tua vita famigliare?
La mia famiglia è composta da tre persone, mia figlia Marianna, il mio compagno Claude e io. Tutti e tre scaliamo.

Perché hai scelto Petzl?
Principalmente perché i prodotti Petzl sono innovativi, sono robusti, di lunga durata e di ottimo design.

Quali sono i prodotti Petzl che utilizzi abitualmente?
Abitualmente uso l’imbracatura Selena, che è perfetta per me che ho problemi causati da un’ernia lombare. Utilizzo e adoro gli spirit express, il grigri2 e i nuovi leggerissimi rinvii ange.