A Getu, sito interamente vergine, la problematica della chiodatura si è presentata in tutta la sua complessità ma è stata anche spunto di un confronto interessante. Prima di portare sul posto il materiale necessario, abbiamo dovuto analizzare la zona ed avere il parere di un esperto. Erwan Le Lann, supportato da Olivier Balma e assistito da Whan, un guardiaparco, è stato incaricato di fare questa analisi.

 

Déplacement accrobatique pour équiper le plafond de la Grande Arche
Posizionamento acrobatico per attrezzare il tetto del Grande Arco.

 

Prima di attrezzare una via, ci spiega Erwan, devi avere un'idea precisa del materiale da posizionare. E' un compromesso tra più variabili. Prima di tutto c'è la natura, la roccia, un calcare urgoniano, e il clima. I luoghi umidi in generale e quelli marini in particolare sono pessimi per la tenuta dei chiodi ad espansione. Sopratutto quando la roccia è tenera. Talvolta non c'è scelta, bisogna usare la chimica. A Getu, per ragioni logistiche e di pianificazione, abbiamo scelto di attrezzare con tasselli ad espansione. Il diametro è di 10 mm per le via lunghe e di 12 mm per le falesie.

La Perfo Dream Team
Il Perfo Dream Team

Subito dopo bisogna valutare il potenziale del sito, da 300 a 500 tiri distribuiti su una quindicina di settori. Sono stati posizionati 5000 punti di assicurazione. Stesso ragionamento per quanto riguarda i trapani e le punte per fare i fori, i martelli per pulire la roccia e piantare i tasselli, le corde statiche per risalire, le chiavi per chiudere i bulloni e tirare i tasselli, i maillon per le soste, le spazzole per pulire le prese, ecc. Quanto ai chiodatori, hanno portato con sé il proprio materiale personale: imbracature comode per poter stare appesi ore, indumenti a manica lunga in cotone per non bruciarsi con le punte, guanti di cuoio, GRIGRI, maniglia ASCENSION, CROLL, fettucce, moschettoni di sicurezza, ecc.

Tutto il materiale individuale per lavorare su corda viene solitamente scelto in versione "leggera" considerato che il chiodatore non deve fare altro che spingere il trapano per fare i fori. Il suo lavoro è quello di immaginare una linea estetica e omogenea. Deve inoltre provare i movimenti e trovare la posizione migliore per moschettonare in sicurezza. Il chiodatore non smette mai di essere uno scalatore.

 

Yann Mimet appuie sur le perfo.
Yann Mimet spinge il trapano per forare.

 

"E' emozionante, continua Erwan, arrivare in questo settore praticamente vergine. Di norma arrivi in un sito già esplorato e il gioco è quello di trovare le ultime belle linee. Qui è come sbarcare in una Buoux ancora vergine e non avere che qualche giorno per aprire nuove vie. Argh! Da dove comciamo?!" Di fronte alla grandezza della zona, i primi scalatori hanno applicato "la teoria dei piccoli passi". Una prima linea magnifica qui, poi quella di là un po' meno bella, ma che ti conduce alla terza che merita quattro stelle. Bisogno rispettare una logica di "settore" per non disperdere le forze ed aprire cantieri ovunque. "Uno dei problemi è stato quello del livello troppo alto dei chiodatori, nascevano solo vie difficili… Ho dunque insistito perchè si chiodassero vie di tutte le difficoltà. La scommessa sembra vinta. Ci sono anche vie lunghe di 4 e 5° grado! 250 tiri dal 9a al 4c distribuiti su tutte le difficoltà."


Osservazione prima dell'azione / Si parla di un trapano / Attenzione, caduta massi!

Infine, chiodiamo in maniera corretta le stalattiti e le concrezioni di calcare? "Su questi elementi c'è un problema di concentrazione, si tratta di concrezioni calcaree che non hanno la stessa coesione del muro che le sostiene. Qualche volta sono solide, ma talvolta hanno la consistenza del gesso. Vietato inserire qui un chiodo ad espansione. Dobbiamo anche pensare al percorso della corda per evitare che ci siano troppi attriti e che, in caso di caduta, si possano rompere."

 

 

 

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