Paulo Grobel si trova alla pendici del Cho Oyu (8201 m). Dal campo base ci ha detto qualcosa in più sulla prima fase del progetto "The Cho Oyu Exprience".

François Damilano: "The Cho Oyu Experience", è la tua nuova impresa?
Paulo Grobel: Questo progetto mi accompagnerà per i prossimi tre anni. Si tratta di continuare un lavoro e uno studio sull'accompagnamento in alta quota, per approfondire la costruzione di spedizioni dove ognuno impara a vivere l'alta quota con piacere. Nei prossimi tre anni (2011-2013), voglio tornare sul versante tibetano del Cho Oyu. Questa serie di spedizioni sulla stessa montagna consente di diminuire il numero di variabili per concentrarsi su aspetti particolari con due obiettivi:
- il miglioramento della "progressione continua",
- l'ottimizzazione e l'allenamento nella "progressione dolce".
Questo progetto a lungo termine modifica il mio approccio, sono maggiormente predisposto all'osservazione e comprensione che alla sola azione.

FD: Nonostante la tua esperienza, hai ancora bisogno di migliorare alcuni aspetti?
PG: Certo! Questo approccio all'alta quota non è stabilito! Proviamo continuamente a migliorare la nostra preparazione. C'è ancora molto da imparare sulla fisiologia, la nutrizione, il materiale, la gestione... E poi dobbiamo affinare la nostra conoscenza della montagna, anche su una cima frequentata regolarmente. Quando l'ascensione inizia in modo differente (con la progressione dolce), la cima si guadagna diversamente. Questa strategia ci fa riflettere sulle noziona di ipossia a diversi livelli e sull'allestimento dei campi…

FD: Concretamente, sul Cho Oyu?
PG: La durata globale del viaggio è di 44 giorni così suddivisi: 11 giorni di viaggio, 9 giorni di trekking, 20 giorni sulla montagna e 4 giorni in "città"... Il gruppo che guido è volutamente limitato a 6 persone. Non utilizziamo ossigeno artificiale e il piccolo gruppo sale compatto. Dopo una setimana di trekking in altitudine (4.000 m) per perfezionare l'acclimatamento, ci prepariamo a lasciare il campo base per allestire il nostro campo 1, dove non torneremo per i prossimi 15 giorni! Cammineremo lungo l'itinerario classico raddoppiando il numero di campi e dedicando due o tre giorni per cambiare luogo. In discesa torneremo al nostro ultimo campo (probabilmente il nostro campo 6) prima di iniziare la diretta verso il campo base!

FD: Come appare questo 8000?
PG: Magnifico! Là, oltre l'apertura della mia tenda, ci domina imponente. E' una montagna sacra. Soffre della "sindrome del Monte Bianco": è uno degli 8.000 più popolari e più tentati. Di qui una sorta di banalizzazione e svalutazione da parte delle spedizioni: non è vero, è una cima bella ed entusiasmante.

FD: Campo base senza troppa folla?
PG: Siamo piuttosto in anticipo nella stagione… siamo la prima spedizione. In breve siamo soli! Questo accentua la sensazione di isolamento e rende più facile la percezione dell'eccezionalità del luogo. In realtà non siamo del tutto soli dal momento che stanno arrivando i Tibetani che vivono sull'economia generata dalle spedizioni. E' interessante vedere come si organizza qui la vita… sembra un meccanismo ben rodato.

FD: Prossime notizie?
PG: Entro qualche giorno, qundo saremo immersi nel nostro ritmo di vita in altitudine.

Intervista a cura di Francois Damilano, collegamento via satellite.

 

Breve connessione telefonica con Paulo Grobel il 30 aprile 2011, 7100 m

"La montagna cambia lentamente fisionomia. Una settimana di brevi nevicate regolari hanno reso l'ambiente piuttosto invernale. Ma qualche piccola finestra di bel tempo ha permesso di continuare regolarmente la progressione fino al campo 2 a 7100 m. Dopo, il meteo è diventato brutto fino a farci prendere, ieri sera, la decisione di rinunciare! Una forte depressione che copre il massiccio dell'Everest non presagisce nulla di buono… E' in questo momento che le previsioni del tempo diventano determinanti.

Oggi, constatiamo che questa famosa depressione si è finalmente allontanata, andiamo verso un periodo di alternanza di bel tempo al mattino e piccole nevicate nel pomeriggio. Queste nuove previsioni ci spingono a riconsiderare la nostra posizione e a motivarci di nuovo per ripartire verso l'alto. Argomento di sorpresa quando abbiamo lasciato il campo base: siamo sempre soli sulla montagna! Fanno eccezione due alpinisti russi incrociati al campo 2... abbiamo l'impressione che la montagna sia ancora tutta per noi! E' una sensazione sorprendente. Non è male, anche se non è facile!"

 

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