Nato a Torino nel 1979, Adriano Trombetta è guida alpina da tutta la sua vita "adulta". Discusso ma amato, odiato ma sempre apprezzato, Adriano è un personaggio attivissimo nelle sue Alpi occidentali. L'eclettismo è il suo credo e la rapidità il suo motto. Entra a far parte del team Petzl Italia a marzo 2013 e per l'occasione lo abbiamo intervistato.

 

Climber Adriano Trombetta © Dario Muzzarini
Adriano Trobetta scala nell'Orrido di Chianocco (Foto © Dario Muzzarini)

 

Adriano Trombetta © Damiano LevatiQuando e come ti sei avvicinata all'alpinismo?
Fin da piccolo mi portavano in vacanza da mia nonna in Dolomiti, Caviola. Mi raccontano che mi portavano in giro al guinzaglio per evitare che tentassi di salire ogni masso… Forse io la scambiavo per una cordata… 

Hai avuto qualche mito quando hai iniziato ad andare in montagna, ne hai ancora?
Sul vocabolario italiano la definizione di narcisismo è questa: “tendenza a contemplare con compiacimento eccessivo e abnorme la propria persona o il proprio mondo interiore”. Io, che mi piaccia oppure no, sono un narcisista. Guardo, ammiro e studio con attenzione i “big” del passato e presente, ma no, non ho miti. 

La scalata e l'alpinismo stanno diventando attività sempre più diffuse, cosa ne pensi?
Bene! Più gente pratica una disciplina, più gente valida ne viene fuori. E non dico solo che tireranno più forte le tacche, ma parlo di nuove persone che potranno scoprire nuovi posti, dare nuove idee…insomma sollazzarmi!

 

Quanto tempo dedichi all'allenamento a secco e quanto all'arrampicata in ambiente naturale?
Se ti alleni a secco diventi forte! …però ci vuole disciplina e io non ce l’ho…
Dedico tutto il tempo che serve alla ricerca della “condizione”: arrampicare con la super aderenza è più facile, esattamente come scendere un canale ripido in polvere piuttosto che in neve dura o salire una candela di 7° quando il giaccio è elastico e pare 6°.

Quali sono le tue migliori performance? (A vista e lavorato)
6b a vista 6c+ lavorato! …no, dai scherzo, ma non è una domanda da fare. Quando scendi da due Monte Bianco di fila e poi vai a scalare fai schifo, invece se scali dopo un po’ di giorni che sei tranquillo a casa, vai come una furia… La mia vera performance è portare persone sulla cresta integrale delle Grand Jorasses o sulle Aiguilles du Diable, vie che non riuscirebbero a fare con le loro forze.

Curi l'alimentazione in relazione allo sport che pratichi?
Questa si che mi piace! La curo dal mattino alla sera. Scelgo le migliori carni che le stagioni mi offrono, il bue grasso d’inverno e la cacciagione in autunno, ma attenzione, che siano ben frollate! L’attenzione maggiore è però posta ai liquidi con i quali le accompagno: vini rotondi e corposi, decisamente persistenti nel gusto. Il segreto è invece nei piaceri fuoripasto: cacao sopraffino accompagnato dalle migliori selezioni di Rhon che gli importatori ci concedono di assaggiare.

Hai altre passioni sportive? E non sportive?
Oltre ai piaceri della gola? Sono nato e cresciuto in una famiglia di musicisti e ho assimilato tutti i loro piaceri per le arti, donne comprese…

Quali sono i tuoi obiettivi?
Hai letto “Q”? E' un capolavoro, il protagonista insegue per tutta la vita il suo scopo, poi si accorge che la vita è il risultato delle esperienze vissute durante la ricerca di questo. Io, salto la parte dello scopo.

Come integri l'arrampicata con la tua vita famigliare?
Sono solo! L’unica cosa che faccio è dire alle mie inquiline e a mia mamma dove vado…

Perché hai scelto Petzl?
O perché Petzl ha scelto me? Penso mi abbia scelto per divulgare il marchio e per parlare dei materiali ai miei allievi, amici e clienti. Quindi la risposta è: perché credo in Petzl.

Quali sono i prodotti Petzl che utilizzi abitualmente?
Piccozze Nomic, ramponi Dart e Lynxrinvii Ange, Reverso 4, casco Meteor III +, il materiale per le cascate di ghiaccio e l'alpinismo insomma, lampade frontali comprese. Uso inoltre il materiale Petzl da lavoro AscensionMini Traxion e i sacchi da recupero quando mi diverto nell'attività di "chiodatore".

  

  

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