Esistono angoli di mondo che, nonostante siano vicini a casa tua, sembrano chiusi in uno scrigno, impermeabili all’esterno e immuni al tempo che inesorabile scorre. Bavella, Corsica, è senz’altro uno di questi. A conti fatti, niente più che una piccola valle, una serie di guglie di granito, a una quota più che modesta. Nemmeno il lusso di poterla chiamare montagna. Luoghi così, nelle nostre Alpi, ve ne sono bizzeffe… eppure Bavella ha qualcosa di particolare, qualcosa di non comune, di inafferrabile e più se ne parla, più rimane sconosciuta. Forse è per questo che dai tempi delle prime esplorazioni e delle difficili vie degli anni ottanta, in cui i pionieri fecero di tutto per nascondere i sentieri già di per sè complicati ed avventurosi, ad oggi non c’è stato quel boom turistico che si immaginava. Dacchè i marsigliesi hanno aperto decine e decine di vie sul modello Chamonix (per la verità in una versione un po’ più plaisir e talvolta discutibile), ci si aspettava l’invasione e la consacrazione a nuova Yosemite mediterranea, come di fatto Bavella è. Invece niente! La Bavedda, come la chiamano i corsi, mantiene inalterato quel cuore selvaggio ed inospitale che le appartiene. Al di là delle vie conosciute, rimane l’ignoto ancora da esplorare e una storia ancora in gran parte da scrivere.
In fondo, lo sappiamo, tenere progetti aperti è una scusa per ritornare. E come noi lo sanno le nostre compagne, che ci salutano alla porta con quell’espressione un po’ così che si traduce in “guarda che ho capito, sai?”. Poi si ritrova insieme (questa volta in quattro) quell’aria di cameratismo di cui in fondo, noi che abbiamo passato da un pezzo i 40, non possiamo fare a meno. E’ un po’ come ritornare ragazzi e in un attimo ci strappa al tran tran quotidiano. Può sembrare strano, ma anche se siamo solo su un’isola al largo delle coste italiane, sembra pur sempre di stare in spedizione. E anche se dormiamo in una camera di un rifugio ad una stella, invasa da friend, corde e ogni altro genere di materiale (non è strano mettere lo spazzolino e il dentifricio nel caricatore del trapano) sembra un po’ di ritrovare lo spirito che si vive ai campi base di una qualsiasi montagna extraeuropea.
Il “monsone” mediterraneo del primo maggio ci ha dimezzato il tempo a disposizione, ma alla fine, con la consueta frenesia da produzione (per la verità al limite del patologico) siamo riusciti ugualmente ad aprire due vie, una per cordata. Gli strapiombi di Punta U Peru per me è Rolando sono stati un po’ un ripiego, dato che non siamo riusciti a progredire di molto sul nostro vecchio progetto per una serie di avversità. Una manciata di tiri entusiasmanti, tra cui un 7c a friend e spit su uno strapiombo rosso fuoco, ci hanno fatto “ripigliare” la motivazione alla grande. Probabilmente abbiamo anche battuto il nostro record di velocità: appena un giorno e mezzo per aprire e liberare una via di 6 tiri. Così alla fine, abbiamo persino avanzato un giorno, e pure di bel tempo! Di fare i turisti neanche se ne parlava e così, tra ripetere una bella via magari sulla Punta Lunarda e “mordere i polpacci” agli amici, che tentavano di liberare la loro nuova via… non è stato difficile scegliere. Ottima scelta, dato che abbiamo vissuto una di quelle giornate memorabili, di allegria, amicizia ed in fondo… contando che eravamo alla fine di una settimana di apertura, di buona forma. Quando i tiri ti vengono il buon umore è assicurato e quando porti a casa due belle vie in una settimana scarsa, brutto tempo compreso, oltre ad esserti riempito gli occhi di selvaggia granitica bellezza, non puoi far altro che ringraziare che ancora tra le pieghe del mondo esista Bavella, dove poter ritornare ogni volta che ne hai voglia… Perché c’è sempre un progetto a metà! (Maurizio Oviglia)

 

CONTRAFFORTI DI PUNTA A MUVRA (1.212 mt)
VIA “A TAFUNATA GALATTICA”
185 mt 7b+max con un passo di 7b boulder (scala font)/RS2/I
Prima salita e prima rotpuntk: Luca Giupponi e Nicola Sartori, 1/2/3 maggio 2012.
Variante diretta negli ultimi due tiri aperta da Rolando Larcher e Maurizio Oviglia il 3 maggio 2012
Gli spit sono messi solo nei punti ove non è possibile proteggersi. Per una ripetizione è necessaria una serie di friends sino al 3, fettucce e kevlar, due corde da 60 m.
Arrampicata molto varia e bella, dalla placca allo strapiombo.
Sulla quinta lunghezza c’è un passo di blocco su tafoni molto bello, ma evitabile due metri a destra, fuori dalla linea dello spit. Nell’uscita di sinistra, che si ricongiunge a “Bleau comme l’enfer” si trova un passo di blocco (7b scala font) su muro, una compressione.
L’uscita di destra è spettacolare.
Accesso: seguire l’avvicinamento per Jeef e Dos de l’Elephant sino alla base di queste vie (1 ora). Traversare verso sinistra sino alla base di una placconta. Salire sino ad una sosta (inizio via Resurrection de Potes) e traversare a sinistra (II grado). Salire una placca di 15 metri (II grado, ci sono due spit e possibilità di scendere in doppia) sino su una cengia. La si traversa a sinistra sino all’attacco (1,15 ore dal parcheggio). L’ultima parte dell’avvicinamento può essere evitato salendo 3 tiri di Bleu Comme l’enfer (7a, placca) e poi proseguendo per Tafunata.

 


Luca Giupponi sul primo tiro di Tafunata Galattica (7a+). Foto Rolando Larcher

 


Nicola Sartori apre il 3 tiro di Tafunata Galattica (7b+) - Foto Luca Giupponi


Maurizio Oviglia apre la variante finale di Tafunata Galattica (7b) - Foto Luca Giupponi

 
Maurizio Oviglia e Rolando Larcher sulla cima di Tafunata Galattica - Foto Luca Giupponi

 

PUNTA DI U PERU
VIA “VECCHIA FELPA”

190 mt  7c max /RS2/I
Prima salita e prima rotpuntk: Rolando Larcher e Maurizio Oviglia, 1/2 maggio 2012.
Gli spit sono messi solo nei punti dove non è possibile proteggersi. Per una ripetizione è necessaria una serie di friends, vivamente consigliati i totem cams che si adattano alle fessure svasate, fettucce e kevlar, due corde da 60 m.
Arrampicata non molto omogenea ma con tiri interessanti. Il superamento degli strapiombi è spettacolare e molto fisico, su roccia molto bella. L’ultimo tiro, su granito rugoso, è da non perdere anche se impegnativo psicologicamente. Dal penultimo spit traversare a destra sullo spigolo.
Discesa in doppia come segue. Con due doppie dalla cima raggiungere la S3 sul borde degli strapiombi. Effettuare una calata di 60 metri esatti nel vuoto sino a terra.
Accesso: seguire l’avvicinamento per le vicine vie Haddad e Omerta, descritta nelle guide (45 minuti)
Si ringraziano Petzl, La Sportiva, Montura, E9, Ferrino, Totem Cams
Nicola Sartori fa parte delle guide XM www.xmountain.it