Novembre 2009, nel cuore dell'Antartide, ai piedi del massiccio dell'Holtanna (Terra della Regina Maud), quattro avventurieri e professionisti della montagna realizzano il primo salto base-jump del continente, una prima mondiale. In occasione dell'uscita del filmato di 15 minuti, Sam Beaugey racconta questa spedizione eccezionale.
 
Il gruppo era composto da:

  • Sam Beaugey, membro del team Petzl, guida alpina e base jumper,
  • Manu Pellissier, guida alpina e himalaista,
  • Sébastien Collomb-Gros, sciatore e base-jumper,
  • Géraldine Fastnacht, snowboarder e base-jumper.

Sam e Manu hanno salito l'Holstinnd e l'Holtanna con condizioni climatiche e streme e temperature che raggiungevano i -40°C; poi Géraldine, Seb e Sam hanno saltato con la tuta alare da queste due cime. L'Holstinnd è il più grande salto base jump della Terra dei pinguini, perchè parte più di 1000 metri sopra il ghiacciaio del Syginnbryn.

Sam Beaugey racconta questo straordinario viaggio:

Sam Beaugey aid climbing in Antarctica "Per salire l'Holstinnd, abbiamo scelto insieme a Manu di ripetere la via dei norvegesi aperta nel 1994. E' un itinerario di misto lungo 400 metri, che parte dal colle tra l'Holtanna e l'Holstinnd, sul versante Est. La scalata rimane in ombra per buona parte della giornata e il freddo è impressionante.

Dopo brevi goulotte, la via sale su placche con grandi spaccature e bei traversi per cercare le fessure nascoste sotto la neve. Troviamo subito qualche chiodo dei norvegesi e la via ci porta porta in cima alla parete. 15h di arrampicata (andata e ritorno al campo base) per una difficoltà di M6/6a/A1 su 400m.

Per salire l'Holtanna, il nostro primo desiderio è stato quello di tentare la parete Sud-Est ma la roccia friabile e le corde fisse rischiose ci hanno spinti su un itinerario più bello, aperto nel 2001 dau un gruppo di belgi, svizzeri e francesi: lo spigolo Sud-Est, pieno di tafoni.
 

Lo stile scelto è stato lo stesso usato in Alaska: partire leggeri per una scalata no-stop approfittando delle 24 ore di luce al giorno. Né portaledge né piumini, solo un thermos e un po' di cibo.
 

Saliamo due tiri il giorno prima, poi partiamo per un viaggio di 27 ore (andata e ritorno dal campo base). Passiamo a destra dell'itinerario originale, attraverso camini in libera con le scarpette. Poi un muro di tafoni apparentemente facile tiene impegnato Manu per tre ore sui primi quaranta metri...
 
 
 

La parete va in ombra e nei camini profondi la temperatura scende a -30°C, indossiamo calzature più calde e ripartiamo in artificiale sull'itinerario classico fino in cima. Le fessure si allargano e le due protezioni n° 6 diventano molto utili! Usciamo sui pendii innevati e poi andiamo fino in cima per tuffarci giù dal versante ovest (800m M4/6b+/A2).

E' certamente il viaggio più lontano dalla civiltà che io abbia mai realizzato. Ho ancora nei miei occhi le luci incredibili dell'estate australe e la salita con Manu sull'Holtanna seguita da un volo unico. Ci sono voluti dieci anni e qualche bella frattura prima di realizzare questo sogno, ringrazio tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione."
 
-- Sam Beaugey
 
 

 Il video della spedizione:

 
 
 
Cosa avete portato con voi per questi due mesi nella terra della Regina Maud?
"Cibo - che vuol dire più di 600 kg - per due razioni giornaliere aumentate in lipidi. 1/5 sono composti liofilizzati per i bivacchi. Il grande chef svizzero stellato Philippe Rochat e la sua brigata hanno ideato speciali torte energetiche (le torte Géraldine). Tutti gli alimenti base sono stati offerti dalla Maison Carrier di Chamonix. Manu, il cuoco migliore tra noi quattro, ci ha preparato piatti saporiti: carne alla griglia e legumi appena usciti dal congelatore, fonduta svizzera e frutta al cioccolato fuso...

Per proteggerci dal freddo abbiamo studiato attentamente l'equipaggiamento. Le scarpe utilizzate hanno una protezione termica massima e per il corpo avevamo tute integrali in piuma. Queste ultime sono state fondamentali come pigiama al campo base, o per assicurare il primo di cordata. Avevamo sciarpe in neoprene per evitare il congelamento del viso e una ventina di litri di abricotine per rilassarsi la sera...

Il campo base era composto da molte tende di cui una dedicata alla mensa (cucina e soggiorno) e altre per dormire. Tra i bagagli, una tenda di sopravvivenza resistente al vento forte e una tenda da bivacco in parete facevano parte dell'equipaggiamento indispensabile. Inoltre tra i bagagli avevamo 200 rotoli di carta igienica e alcune shit bag per non lasciare traccia del nostro passaggio...
 
Per muoverci avevamo gli sci, gli snowboard, i parapendii e 4 pulka. Per salire sulle pareti avevamo non meno di 400 metri di corde statiche, 2 corde di calata, 2 corde singole, 60 metri di dyneema e più di 100 kg di chincaglierie. Infine per comunicare con il mondo esterno avevamo due telefoni satellitari Iridium, un telefono Inmarsat, 4 radio e 2 GPS."
 
 

La photogallery:

 
 
 
Per sapere di più: