Nato a Torino il 9 giugno del 1963, Maurizio Oviglia conosce la montagna fin da giovanissimo. All'età di 9 anni cammina come escursionista sulle montagne piemontesi e, sull'esempio del padre appassionato alpinista, diventa ben presto fervente escursionista e alpinista. Maurizio scopre da autodidatta l'arrampicata nel 1977 e coltiverà questa passione per tutta la vita in solitudine e sempre alla ricerca di luoghi sconosciuti. Negli anni successivi colleziona una quantità impressionante di cime della Catena Alpina in Italia, in Francia e in Svizzera, tracciando più di 40 nuove vie. Innamoratosi della Sardegna, si trasferisce stabilmente sull'isola dove, alla sua attività di esplorazione si aggiunge quella di pubblicista e di collaboratore di riviste nazionali del settore, pubblicando importanti articoli e libri/guida di itinerari di arrampicata. Grazie alla passione che anche la moglie condivide per l'arrampicata e l'alpinismo, insieme sono riusciti a trovare un equilibrio perfetto tra la vita famigliare e l'allenamento quotidiano in ambiente naturale.

 

 

Quando e come ti sei avvicinato all'arrampicata?
Ho iniziato ad arrampicare nel 1977, facendo alpinismo classico. Avevo 14 anni. Però solo nel 1980 mi ci sono messo seriamente, facendo praticamente tutto da autodidatta. La passione per la montagna, però, me l’ha trasmessa mio padre. Ho iniziato quando avevo 9 anni! Niente roccia, solo pestar neve sui 4000 delle Alpi, ma che giorni intensi! Un’infanzia di cui andare fiero!

Hai avuto qualche mito quando hai iniziato a scalare, ne hai ancora?
Nessuno in particolare. Nel corso degli anni ci sono delle persone che ho stimato e stimo moltissimo, generalmente arrampicatori e alpinisti che hanno saputo cogliere un risvolto artistico o esplorativo in un’attività che per la maggioranza si riduce ad uno sport.

La scalata sta diventando uno sport sempre più diffuso, cosa ne pensi?
Mi sembra sia normale, come in genere tutte le attività outdoor. Se penso a quando ho cominciato io, c’era veramente poca gente che andava in montagna, almeno rispetto ad oggi. Quello che mi interessa non è però l’affollamento. Preferisco trovarmi solo in un posto poco conosciuto, quindi non mi capita spesso di verificare quanto siano affollate le rocce!

Quanto tempo dedichi all'allenamento a secco e quanto all'arrampicata in ambiente naturale?
Non mi sono praticamente mai allenato a secco nella mia vita, e ho sempre cercato di utilizzare la falesia come allenamento, considerato che potevo arrampicare abbastanza. Nessun metodo scientifico o manuale, quello che ho imparato l’ho imparato sulla mia pelle. Il risultato è che sono ora come una vecchia Peugeot con 250.000 km, ma che può dire di averne viste di tutti i colori!

Quali sono le tue migliori performance? (A vista e lavorato)
7c+ a vista e 8b lavorato. Ma ho sempre cercato di non fossilizzarmi nella ricerca della difficoltà pura, provando ad essere il più possibile un arrampicatore completo 

Curi l'alimentazione in relazione allo sport che pratichi?
Diciamo che ci sto attento. Dieta mediterranea, poco alcool, niente fumo, niente droghe… ma il croissant la mattina me lo concedo!

Hai altre passioni sportive? E non sportive?
Ho fatto diversi sport, ma nessuno mi ha coinvolto come l’arrampicata e l’alpinismo. Per cui ora faccio solo quello. La mia seconda grande passione è la musica, in particolare il jazz ed il Progressive Rock

Quali sono i tuoi obiettivi?
Fare delle cose belle, viaggiare, vivere delle belle avventure. Continuare a scoprire e valorizzare quello che altri non hanno mai notato 

Come integri l'arrampicata con la tua vita famigliare?
Mia moglie ha la stessa mia viscerale passione, per cui non è stato difficile, anche quando sono arrivati i figli. Certo abbiamo dovuto fare dei sacrifici, ma ogni momento disponibile lo passiamo insieme. Abbiamo sviluppato uno stile di vita piuttosto frenetico che è una sorta di autodifesa, anche per la nostra vita di coppia. Per cui, in una normale giornata lavorativa, riusciamo a trovare comunque 3 ore per scalare. Siamo velocissimi, contando i minuti, e spesso arriviamo a prendere i bambini ancora con la magnesite sulle mani.

Perché hai scelto Petzl?
Beh, da sempre Petzl è una delle aziende leader nel nostro settore, sinonimo di qualità, professionalità e durata nel tempo. Proprio ciò che cerca un arrampicatore e un alpinista

Quali sono i prodotti Petzl che utilizzi abitualmente?
Rinvii, imbrago, frontali, moschettoni a ghiera, gri-gri, discensore, fettucce, casco. Meno abitualmente materiale da ghiaccio. 

Hai vissuto gli anni della nascita della scalata moderna, quali differenze hai riscontrato rispetto a quella di oggi, dal punto di vista sportivo, sociale e dell'attrezzatura?
Le differenze dei materiali sono sotto gli occhi di tutti. E’ sufficiente andare ad arrampicare con materiale di 20/30 anni fa per rendersene conto. Le differenze culturali sono invece meno evidenti. I giovani di oggi sono estremamente diversi da come eravamo noi, perché la società e lo stile di vita è parecchio cambiato in questi anni. Ciò nonostante molti, anche se non tutti, hanno la stessa voglia che avevamo noi di sognare o di partire lontano mollando tutto, compreso telefonino e computer. E questo è anche il nostro possibile terreno di incontro, tra generazioni molto diverse. L’arrampicata, oggi come ieri, offre la possibilità di conoscere il mondo, di recarsi in zone remote, di vivere esperienze incredibili, non solo sul piano tecnico ma anche umano. Molti ragazzi sono attratti dalla difficoltà, dalla competizione, dal lato sportivo della scalata. Ma dopo che passa qualche anno, si guardano un po’ in giro, e pensano a cosa potrebbero fare di bello nel resto della loro vita. Alcuni sognano sulle foto e sulle avventure di noi “vecchi”, e darebbero qualsiasi cosa per avere la possibilità di vivere queste esperienze. Loro sono spesso dei campioni, ma ritengono che i privilegiati siamo noi, che magari sul mobile non abbiamo nessuna coppa da mostrare agli amici! Non tutti trovano la forza di fare il passo, ma quei pochi divengono dei fuoriclasse. Mi trovo bene con queste persone, perché non sono solo forti arrampicatori, ma sono anche persone umili e rispettose di chi li ha preceduti. Hanno inoltre tanta voglia di imparare e di scoprire il mondo. Dal mio punto di vista loro sarà il compito di ispirare i giovani del futuro, di strapparli al monitor e ad una società sempre più asettica.