Monte Santu, Baunei, Sardegna. Due nuove vie per Larcher e Oviglia, Giupponi e Sartori

Due nuove grandi vie di 8a su una delle ultime pareti vergini della Sardegna. 

 

  

Forse può sembrare un’eresia affermare che anche in Sardegna gli spazi vergini si stanno esaurendo, eppure è proprio così. Chiunque venga in vacanza sull’isola è sempre tornato a casa con l’impressione che la roccia del Supramonte fosse infinita e che ci fosse calcare da chiodare per le prossime due o tre generazioni. Certo, ci sono ancora tantissime falesie completamente vergini, ma quel che comincia a scarseggiare sono piuttosto le grandi pareti. Un tempo certo non era così, basti pensare alla banda di Gogna, Manolo, Bernardi, Beuchod e amici che negli anni ottanta aprivano una via al giorno, su muraglie spesso mai toccate da umano. Noi, che questo vizietto del trovare una parete tutta per noi l’abbiamo sempre avuto e coltivato, naturalmente non ci siamo rassegnati all’idea e siamo andati a mettere il naso su una di queste perle rare, là dove altri avevano lasciato perdere, forse per il troppo avvicinamento necessario (1 ora e mezza!). Così con l’aiuto di amici, Giorgio e Michela, che avevano da poco fatto un trekking a Capo Monte Santu scattando qualche foto da vicino, mi sono convinto che quella parete che avevo sempre snobbato, poteva invece essere interessante. L’unica cosa che non volevamo era fare una via per cui fosse indispensabile accedere dal mare. Ci sembrava, infatti, che questo genere di vie ponessero difficoltà logistiche (e finanziarie) spesso insormontabili per gli aspiranti ripetitori…

Capo Monte Santu, così abbiamo sempre chiamato questa immensa falesia, sarebbe in effetti più giusto chiamarla Monte Santu dato che il vero capo è molto più a nord. Oltre la bellissima Punta Giradili e oltre il Monte Ginnircu, al secolo Regno dei Cieli per uno sparuto gruppo di bolognesi, inizia dunque l’ignoto, almeno per i climber. Ben due chilometri di parete, alta dai 300 ai 500 metri, completamente vergine! La striscia di terra che ne costituisce la base, man mano si assottiglia fino a estinguersi in una baia ad anfiteatro, dall’acqua cristallina. Oltre, la scogliera precipita in mare formando un angolo, un deciso cambio di direzione. In questo punto prende il nome di Falesia dei Falchi (per la presenza di una colonia di falchi della regina), salita da due vie tradizionali di Marcello Cominetti, aperte negli anni novanta. Alla base, si apre l’incantevole Grotta dei Colombi, raggiungibile solo via mare, lo stesso mare in cui in questi giorni sono stati avvistati numerosi delfini e balene. That’s Sardinia!

Se tre è il numero perfetto per aprire una multipitch difficile, quattro è il numero minimo per aprirne due! Stress, fatica assicurata, nessuna scusa possibile per tutti i partecipanti alla spedizione. Impossibile marcare malattia… nessuna sostituzione prevista, ogni cordata deve pensare ad aprire e liberare la propria via. In 6 giorni a disposizione di “vacanza” non è facile, pensando ai 300 metri e più di strapiombi che ci attendono! Con il solito team ormai collaudato, io con Rolando e Luca con Nicola, raggiunta la base della muraglia cerchiamo di studiare due linee che ci portino in cima possibilmente senza prendere cantonate in fatto di qualità della roccia, dell’arrampicata e di difficoltà. Questo è il momento più delicato, ci si passa i binocoli a vicenda, ci si confida le proprie perplessità. Io passerei di lì, io piuttosto di là, mi sembra liscio… ho visto una cannetta che forse si passa… ma il bianco è buono o è meglio il rosso… e tutti a questo punto si girano verso di me con aria interrogativa. Poi, già il giorno seguente ci si divide, ognuno alle prese con la propria gatta da pelare, a tiri alterni. Sarebbe meglio vedersi, chiamarsi, almeno un diversivo per le lunghe attese alle soste, ma questa volta siamo lontani, c’è una quinta di roccia che ci divide e possiamo solo sentire i sassi che cadono… Le ore trascorrono lente in parete, il mare là sotto è una presenza viva e rumorosa che a tratti ci impedisce anche di sentirci. Ogni tanto passa qualche barca, un canadair che ci fa trasalire dallo spavento, ma siamo sostanzialmente soli, dalle 7 di mattina alle 8 di sera, su questa immensa parete.

Ci ritroviamo, con l’altra squadra, solo davanti a una pizza e una birra… poi ognuno barcollante verso il suo letto: bella vacanza! Ma le vie prendono forma poco a poco, pur con le incertezze inevitabili. La roccia è un po’ così ma magari pulita è bella, chissà se riusciamo a passare… e un tocco di fortuna che è fondamentale quando si azzarda e si forzano immense zone strapiombanti che paiono lisce e insormontabili senza fare compromessi etici. Rolly ha trovato, come per la verità gli capita spesso, una presa giusta al posto giusto che gli ha permesso di passare. Bravura? Fortuna? La risposta è tutta in un proverbio, la fortuna aiuta gli audaci. Ed in effetti audaci un poco lo siamo, sospesi su una prua a picco sul mare che dall’oltremare scolora in turchese. Le corde son quasi orizzontali per il vento, la corda è filata per ben 50 metri e non ci sentiamo più. Sento tre strattoni, forse il compagno vuol dirmi di salire.Lascio andare il saccone nel vuoto e mi preparo. Son tutto anchilosato, sono almeno tre ore qui, ma penso probabilmente quattro, appeso nel vuoto più assoluto. La corda è giunta alla fine, non sento nessun richiamo, devo fidarmi e dopo tanti anni conosco il mio compagno… sciolgo il barcaiolo e parto. Questo tiro che sarà forse 8a, so che cadrò prima o poi, ma spero che nel momento che mancherò la presa avrò ancora la forza di acchiappare un rinvio… se c’è… La Beal da 8 e qualcosa si farà sottile come uno spaghetto ed io volerò nel vuoto per il tanto dell’allungamento: ma tu, soffri di vertigini? Mi ha detto Rolly alla sosta scherzando! E’ finita ed è andato tutto bene. Aperte due belle vie, entrambe liberate. Tuttavia non c’è stato più tempo per scambiarcele. E non a caso, almeno nel nome, le nostre due cordate si sono riunite. Non osando utilizzare “Selvaggio Blu”, ormai il logo del famoso trekking, abbiamo voluto comunque inserire l’aggettivo Blu nel titolo delle nostre vie. Sarà perché è il colore dominante qui a Baunei, sarà perché abbiamo unito l’acqua al cielo, sarà perché proprio sulla cima abbiamo raggiunto il sentiero Selvaggio Blu. Per tutto ciò, ci sentiamo di rivolgere un sentito ringraziamento al Comune di Baunei. Come ha detto Rolly “in tanti anni che vengo ad aprire in Sardegna, nessuno mi ha mai accolto così, ringraziandomi per quello che faccio per il suo territorio”. Ma forse qualcuno ha sicuramente capito male! Non si tratta di soldi, di finanziamenti: il viaggio e i chiodi ce li siamo pagati da noi! Semplice ospitalità, calorosità e cortesia. Ed in questo, i sardi, non sono secondi a nessuno! (Maurizio Oviglia)

 

 MONTE SANTU “VERTIGINE BLU”

Luca Giupponi e Nicola Sartori, 14/16 e 18 maggio 2013

Rotpuntk 20 maggio 2013
275 m
8a (7a+ obbl)
2 corde da 60 m, 12 rinvii
Discesa in doppia

Scarica il disegno in formato .pdf

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 MONTE SANTU “BLU OLTREMARE”

Rolando Larcher e Maurizio Oviglia 14/16 e 18 maggio 2013
Rotpuntk 20 maggio 2013
315 m
8a (7b obbl)
2 corde da 60 m, 12 rinvii
Discesa in doppia

Scarica il disegno in formato .pdf

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Avvicinamento

Da Baunei a Pedra Longa. Poco prima del parcheggio di fine strada e del ristorante, posteggiare in corrispondenza di una curva con un albero. Qui inizia il sentiero Selvaggio Blu. Percorrerlo a mezzacosta e, dopo circa mezz’ora, sotto la slanciata Punta Giradili, abbandonarlo continuando a seguire il sentierino a mezzacosta. Ad un ovile tenersi bassi e raggiungere un promontorio di granito. Scendere decisamente sul sentiero basso verso il mare e continuare per traccia un po’ invasa dalla vegetazione (ma il Comune ha intenzione di risistemare questo tratto) fino ad alcuni caratteristici sassi bianchi sull’orlo della scogliera (1 ora e mezza e dal parcheggio). A questo punto per la via Vertigine salire la pietraia sino alla base mentre per Oltremare continuare come segue. Seguire la costa di bellissime rocce lavorate fino ad arrivare a un salto. Scenderlo nell’unico punto possibile (passaggio di II grado) e percorrere una surreale cengia di sabbia. Mettere piede nell”anfiteatro” che prelude alla fine della terra contro la Falesia dei Falchi. Scendere sugli scogli  e risalire un breve tratto franoso fino alla base, costituita da arenaria. Salire un muretto di 5 metri (III grado) e arrivare al grottino di attacco (2 ore dal parcheggio).

 

 Guarda la photogallery su flickr

 

 

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