Ueli Steck sends The Secret - Ben Nevis, Scotland - Photo T. Lamiche.

Se c'e un luogo al mondo in cui gli arrampicatori aspettano l'arrivo della prossima tempesta, questo è proprio la Scozia. Ogni inverno, colpite dai venti del Nord Atlantico, le Highlands scozzesi si ricoprono di uno strato di neve e brina in seguito a depressioni meteorologiche. Qui l'arrampicata invernale esiste da più di un secolo, un sapore di avventura tanto autentico come il whisky nato dalla torba locale. L'arrampicata si fa dal basso, senza spit e principalmente a vista. Introduzione alla modernissima etica scozzese di arrampicata mista.

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Pazienza: indubbiamente una virtù, ma soprattutto una qualità riconosciuta per tutti coloro che vengono a provare l'arrampicata mista scozzese. Il leggendario umorismo degli arrampicatori locali gli fa dire che «qui il ghiaccio si forma generalmente il lunedì e scompare prima del week-end». Quando il ghiaccio non c'è, o ce n'è poco, allora si trova la terra o la vegetazione gelata e la roccia imbiancata. Tutto ciò che occorre per provare lo stile scozzese. Il non plus ultra è quando una spessa brina ricopre la roccia con una lastra di ghiaccio, creando itinerari esteticamente favolosi.

I due elementi fondamentali dell'arrampicata Made in Scotland sono il tempo in genere cattivo e lo stile, le protezioni bisogna mettersele da soli. Installare le protezioni costituisce in sé una sfida, ma qui in genere si rivela necessaria un'operazione preliminare: cercare, quindi pulire un luogo adeguato. Dimenticate i blocchi da incastro meccanici: le loro camme tendono a scorrere nelle fessure gelate del Ben Nevis, quando non sono bloccate dal gelo e dall'umidità ambiente. Tirate fuori dal vostro ripostiglio una serie di comuni blocchetti da incastro ed anche la vostra vecchia serie di Hexentrics, soprattutto le misure grandi.

Uno stile di arrampicata creativo

La cosa più importante? «Venite con la mente aperta», spiega Andy Turner. Frequentatore delle Highlands e più in particolare del Ben Nevis da dieci anni, Andy sa che l'arrampicata mista comporta fantasia e movimenti più vicini all'arrampicata su roccia che al ghiaccio «classico», come è praticato sul continente. Incastri di lama, testa o manico di piccozza, ma anche tecnica di progressione in dülfer, o incastro di ginocchia: tutto va bene per avanzare, cercare posizioni di riposo e, in teoria, non cadere.

Una decisione presa da Andy prima di lanciarsi, a vista, in The Secret, nel dicembre 2007. Dopo un primo tiro sostenuto, il secondo segue una fessura incredibile situata a destra di Number 3 Gully al Ben Nevis. «Essere un po' fantasioso con le piccozze mi ha sicuramente aiutato. Dopo dieci metri è possibile rilassarsi un poco» spiega Andy, «ma soltanto il tempo di dare un'occhiata a quanto segue, una fessura larga da un dito ad una mano. »

Andi Turner climbs on snow, ce and mixed in Ben Nevis, Scotland - Photo T. Lamiche.

Il team Petzl scopre il Ben Nevis

Marzo 2009. Dopo l'apertura di Andy, Steve Ashworth e Vic Scott, The Secret è stata ripetuta varie volte. In occasione di un raduno internazionale di climber, Ueli Steck e una squadra di climber europei[1] provano il misto scozzese. «Avevo appena terminato la mia trilogia (l'ascensione ultrarapida dei tre versanti nord dell'Eiger, delle Grandes Jorasses e del Cervino) e avevo la mente libera per un nuovo progetto. Mi piace migliorare le mie capacità in alpinismo e la Scozia è un luogo perfetto per questo scopo» dichiara Ueli. «Pioveva tutte le mattine, tuttavia ci siamo messi in marcia per quattro giorni consecutivi verso il Ben Nevis.» Il terzo giorno, sotto l'occhio di Andy, Ueli ha salito The Secret. «Volevo vedere cos'era una via scozzese difficile, vale a dire con protezioni difficili da installare e con il cattivo tempo.»

«Qui le montagne non sono grandi, ma le regole sono tanto importanti quanto le vie» sottolinea Ueli. Regole abbastanza chiare, come ricorda Andy Turner: «tenere pulite le montagne, senza spit». Arrampicare il più possibile a vista, senza provare se non dal basso: uno stile impegnativo praticato dai pionieri fino ai giorni nostri. Al Ben Nevis, Tower Ridge, salita nel 1894, fu paragonata alla cresta del Leone al Cervino. Nel 1906, l'incredibile H. Raeburn risaliva Green Gully senza ramponi, scavando dei gradini! Dopo il periodo delle grandi creste, negli anni 1950 e 60 i ripidi canaloni, come Point Five Gully o Zero Gully, stabiliscono standard di difficoltà che in Europa saranno superati soltanto con l'evoluzione del materiale.

Una scuola di montagna

Da allora, spinti dalla scoperta di nuove linee, gli arrampicatori si sono indirizzati verso le grandi pareti e le gole apparentemente compatte di tutti i massicci scozzesi, da Glencoe fino ai Cairngorms, passando per settori esotici come l'isola di Skye. L'evoluzione continua fino ai giorni nostri, dove gli arrampicatori attuali cercano le linee più ripide, comprese le strapiombanti, mantenendo lo stesso comportamento, apertura dal basso e senza spit. Non parlate di dry-tooling in Scozia: come gli Scozzesi dicono a se stessi, se la roccia è asciutta è meglio arrampicare con scarpette che con piccozze in mano. Una via si sale, in teoria, «whiteness», vale a dire quando la roccia è più o meno ricoperta di brina o di ghiaccio fine. Un'idea soggettiva, ma che resta d'attualità malgrado la ripidezza sempre più forte delle nuove vie, che rende la salita con la neve una condizione più difficile da trovare. Ancora una volta si tratta di una questione di pazienza.

Non è una sorpresa che il misto scozzese sia anche una magnifica scuola di misto per l'alta montagna. Si diventa agili quando, abituati agli spruzzi d'acqua e alle raffiche di neve delle Highlands e all'ancoraggio delle proprie piccozze in una vaga fessura d'erba gelata, ci si trova ad arrampicare sotto il cielo blu delle Alpi o del Colorado. Né le raffiche di vento, che vi stendono sull'altopiano alla ricerca della discesa, né la spessa nebbia che v'impedisce di vedere il vostro secondo di cordata alla sosta e no di certo l'atmosfera magica di un'alba sul Ben, vi impediranno di ritornare.

Quando chiediamo a Andy Turner se ha progetti di apertura per il prossimo inverno, acconsente a condizione che ci siano condizioni specifiche, in altre parole che faccia un tempo «veramente orrendo». Ciò che si desidera per tutti i climber in viaggio per la Scozia.


[1] Gli scalatori: Aljaz Anderle, Martial Dumas, Tony Lamiche, Erwan Le Lann, Mathieu Maynadier, Yann Mimet, Ueli Steck e Andy Turner.

Nota: questo articolo è tratto dal catalogo Petzl 2010, scaricabile on lined.

Nomic ice axe for ice climbing.

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Le foto del team Petzl in Scozia

 

Foto © T. Lamiche